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Due carabinieri scoprono "vertice" mafioso: uccisi
Due carabinieri (Stefano Condello e Vincenzo Caruso) sono morti nel pomeriggio di ieri in uno scontro a fuoco con un gruppo di mafiosi sorpresi in un cascinale lungo la strada tra Taurianova e Molochio. Sono riusciti ad uccidere due degli assassini (Rocco e Vincenzo Avignone), ma sono stati finiti con un colpo di pistola alla nuca. La ricostruzione della vicenda.

Tolto il segreto sulla strage di Gioia Tauro
Una direttiva firmata dal presidente del Consiglio Renzi renderà possibile visionare le carte classificate come "riservatissime" sui fatti di Ustica, Peteano, Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna, rapido 904. E, forse, capire meglio come andarono le cose. Per l'attentato alla Freccia del Sud, che il 22 luglio 1970 nei pressi della stazione di Gioia Tauro causò sei morti, è stato condannato il pentito di 'ndrangheta Giacomo Ubaldo Lauro, autoaccusatosi di aver fornito l'esplosivo in un contesto, quello dei moti di Reggio Calabria, che ha visto la 'ndrangheta al servizio della strategia della tensione e della destra eversiva.

Delitto Congiusta, ergastolo confermato in Appello
La Corte d'Appello di Reggio Calabria ha confermato la condanna all'ergastolo per il boss di Siderno Tommaso Costa, ritenuto il mandante ed esecutore materiale dell'omicidio di Gianluca Congiusta (nella foto). "Giustizia è fatta. La condividio con chi non l'ha ancora avuta", le prime parole di Mario, il padre del giovane commerciante di Siderno assassinato nel maggio 2005.

Appello per Rossella uccisa dalla 'ndrangheta
Non c'è stata giustizia per Rossella Casini, la studentessa fiorentina che scomparve a Palmi il 22 febbraio 1981 e non è mai stata ritrovata. I presunti assassini assolti in Tribunali. I genitori morti di dolore. Di Rossella non è rimasta neanche un'immagine. Repubblica Firenze ha deciso di lanciare un appello a tutti coloro che l'hanno conosciuta: trovate una fotografia di Rossella.

Trovati i resti di Lea Garofalo, testimoniò contro la 'ndrangheta
Svolta nella drammatica vicenda di Lea Garofalo, la testimone di giustizia calabrese scomparsa da Milano nel novembre 2009. Dopo la sentenza che ha condannato all'ergastolo per omicidio e occultamento di cadavere l'ex marito Vito Cosco e altre cinque persone, le indagini sono infatti proseguite. Fino a scoprire che Lea sarebbe stata bruciata e sepolta in un campo in Brianza. Gli inquirenti hanno già trovato le ossa e alcuni oggetti: si attende l'esame del Dna, ma sembrerebbe certo che si tratti proprio di Lea.

"Mi appello a voi, uomini della mafia"
"Voi siete parte della morte e della menzogna perché nel seminare morte offendete Dio ogni giorno". E' uno dei passaggi più duri della riflessione pastorale "Mi appello a voi, uomini della mafia", scritta dall'arcivescovo di Cosenza-Bisignano, mons. Salvatore Nunnari e resa pubblica il 4 settembre 2012. "Sappiate - conclude mons. Nunnari - che anche la società sta cambiando, anzi è già cambiata e dalle rive del mare e dalle cime dei monti già s'intravede un'alba nuova. A voi scegliere da che parte stare!".

Vescovo a Polsi, perdono ai mafiosi se c'è vera conversione
"La Chiesa perdona tutti, anche i mafiosi, ma la conversione deve essere autentica". Sono le parole pronunciate il 2 settembre 2012 da mons. Giuseppe Fiorini Morosini, pastore della diocesi di Locri-Gerace, alla Festa della Madonna della Montagna a Polsi. Davanti a migliaia di pellegrini giunti da tutta la regione e anche dalla Sicilia, il presule, prima dello scambio del segno della pace, impugna il microfono per sottolineare con forza alcuni concetti: 'Certa stampa - dice - ha esaurito le sue cartucce accusando la Chiesa di tacere dinanzi ai problemi della 'ndrangheta e sostenendo che se essa prolifica e' perche' la Chiesa tace. Hanno finito di dire questo. Si sono caricati di altre cartucce e adesso dicono: la 'ndrangheta, la mafia, la delinquenza organizzata prolificano perche la Chiesa annuncia un perdono facile. Noi siamo seguaci di Cristo e, quindi, diciamo che c'e' perdono per tutti. Certamente il perdono non viene dato a buon mercato. Non sono le tre Ave Maria che ci rimettono i peccati''.

Ha il cuore di spine la festa di San Rocco
"A Palmi, la processione aveva un obbligo di fermata davanti al vecchio carcere, dove i detenuti si accalcavano, da poter spremere olio, dietro le sbarre, per vedere il loro Santo. Ovunque, per l'onorata società la sfilata di San Rocco era un'occasione per mettersi in mostra. Gli 'ndranghetisti a condurre la statua prendendo a spalla sotto le assi in legno di sostegno, mentre il capobastone, spalle al prete, faccia al Santo e ai portatori e mani sulla punta delle travi, esibiva il rango nel compito inutile di non farla sbandare, di farla procedere diritta e con il giusto ritmo". La processione di San Rocco a Palmi raccontata dallo scrittore Mimmo Gangemi.

Sant'Onofrio, la festa è finita
Grazie alle direttive del vescovo della diocesi di Mileto, nel 2010 a Sant'Onofrio, un piccolo centro del vibonese, capibastone e picciotti non hanno potuto portare le statue sacre nella tradizionale processione dell'Affruntata, in programma la domenica di Pasqua. Ma gli spari intimidatori contro la casa del priore alla vigilia della celebrazione hanno fatto rimandare la sfilata di una settimana.

Pasqua, prete cambia processione: basta con la 'ndrangheta
Ha cambiato le regole consolidate della processione per evitare che la 'ndrangheta continuasse a monopolizzare un rito antico e molto sentito dalla popolazione. Padre Salvatore Santaguida, 36 anni, parroco di Stefanaconi, mille anime nella provincia di Vibo Valentia, ha deciso di sfidare la 'ndrangheta, nonostante le mille intimidazioni e le minacce di morte subite. Le regole diverse riguardano la processione della "Affruntata", rappresentazione sacra della rivelazione del Cristo alla Madonna dopo la resurrezione, che si svolge la mattina di Pasqua.

All Inside, don Ascone in aula: Pesce è un mio amico
''Francesco Pesce è un mio amico, Domenico Varrà è un gran gentiluomo e Franco Rao è una brava persona''. A dirlo, nel corso nell'aula bunker del Tribunale di Palmi, nel corso del processo All Inside ai presunti affiliati alla cosca Pesce, è stato il parroco di Rosarno, don Memè Ascone (nella foto). "In questo processo ci sono persone detenute ingiustamente", ha aggiunto il sacerdote, sentito come teste della difesa.

"Ma la Chiesa ha il diritto di perdonare?"
Mario Congiusta, il padre di Gianluca, barbaramente assassinato nel 2005, contesta l'invito alla conversione formulato a Polsi dal vescovo di Locri-Gerace, Giuseppe Fiorini Morosini: "Mi chiedo: il vescovo Morosini, ovvero la Chiesa, ha diritto di perdonare gli assassini delle tante vittime innocenti di mafia, essendo prerogativa della Chiesa solo assolvere, rimanendo il diritto del perdono prerogativa di chi il torto lo ha subito, cioè le vittime?".

L'autore delle "Canzoni della malavita" minaccia Francesca Viscone
"Vi rovino" ha detto il fotografo Francesco Sbano facendo irruzione al Museo della 'ndrangheta di Reggio Calabria, minacciando gli operatori e la giornalista Francesca Viscone, insegnante, esperta, che da oltre dieci anni lo accusa di attuare una subdola strategia culturale per spacciare i valori mafiosi per cultura popolare, occultando il volto sanguinario della criminalità organizzata. Viscone: «Sapevo di essermi fatta dei nemici ed ora sono preoccupata»

Medico assassinato mentre visita un paziente
Il 7 aprile 1992 il segretario della Dc di Caraffa del Bianco, Stefano Ceratti, 55 anni, viene assassinato da un killer solitario all'interno del suo studio medico di Bianco. A trent'anni dall'omicidio, il cosentino Sergio Prezio è stato condannato in via definitiva come esecutore materiale dell'agguato. Per i giudici quello di Ceratti è stato un omicidio politico-mafioso commissionato dalla cosca Pelle disturbata dall'opera moralizzatrice e di denuncia condotta dal medico all'interno del Consiglio comunale di Caraffa e del suo stesso partito. La cronaca dell'omicidio sul Corriere della Sera.

Speranza: "Riaprire le indagini sugli omicidi di Tramonte e Cristiano"
"Chiedo ai Tribunali e alle Procure di Catanzaro e Lamezia Terme di riaprire il caso dell'omicidio di Pasquale Cristiano e Francesco Tramonte, due lavoratori uccisi a Lamezia Terme il 24 maggio del 1991". Lo ha detto il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza, intervenendo a Catanzaro alla conferenza stampa di presentazione delle tappe calabresi della Carovana Antimafie 2012.

Giovanni Falcone, il giudice stratega che scoperchiò la palude di Palermo
"Ma chi li ha uccisi, Giovanni e Paolo? C'entra l'avversione della palude, l'ottusa difesa dei privilegi racchiusi nella via breve del «quieto vivere»? Certo, è stata la mafia, è stato Totò Riina e la sua accolita di assassini: non v'è brandello di indagine che non confermi questa paternità. E basta? Sono stati i «viddani» di Corleone a farsi terroristi più efficienti dei macellai di Bin Laden? Quale maestro ha insegnato loro a sventrare autostrade ed interi quartieri?". A vent'anni dalla strage di Capaci gli interrogativi, il ricordo e l'analisi del giornalista Francesco La Licata.

Lo zio di Giusy Pesce: ha bisogno dello psichiatra
''Da lunedì che inizierete a sentire mia nipote vi consiglio di munirvi di uno psichiatra. Si, perché a mia nipote serve lo psichiatra". E' quanto ha detto Giuseppe Ferraro, zio della collaboratrice di giustizia Giuseppina Pesce, figlia del boss dell'omonima cosca di Rosarno, Salvatore. Ferraro, che è detenuto al regime del 41 bis, ha preso la parola in videoconferenza per fare dichiarazioni spontanee nel corso del processo nei confronti di presunti capi e gregari della cosca che si sta svolgendo nel tribunale di Palmi.

"Famiglia addio" - Il dossier di Narcomafie
Donne di 'ndrangheta che parlano, per sé e per i propri figli. Donne che pagano prezzi altissimi per farlo. Le morti di troppe testimoni di giustizia lo dimostrano. Nel suo numero di marzo Narcomafie dedica al tema un corposo dossier con i contributi di Marika Demaria, Francesca Chirico, Alessandra Dino, Michele Prestipino, Nando Dalla Chiesa, Alessia Candito.

Infinito, 110 condanne alle 'ndrine lombarde
La sentenza: "Una cupola al Nord". Malore al boss

Calabria: stalking dopo lo stupro, la tragedia di Anna Maria
Le hanno ucciso il cane, imbrattato di sangue i panni stesi fuori ad asciugare, le hanno urlato «Ti taglio la testa. Puttana». Questa è stata la vita di Anna Maria Scarfò dopo la condanna delle 12 persone che hanno commesso violenze su di lei per tre anni, da quando ne aveva tredici. E il paese? «A San Martino mi hanno abbandonata tutti… Ormai sono la prostituta del paese», ha scritto Anna Maria, che vive sotto protezione, in un libro che racconta la sua vicenda. Ora affronta in aula le sedici persone accusate di averle reso la vita un inferno, con minacce, ingiurie e molestie. Ma non lo fa più da sola. Al suo fianco sono scese alcune associazioni siciliane e calabresi.

Maria Concetta, testimone di giustizia e suicida in terra di 'ndrangheta
Rosarno, sono le sette di sera di un sabato di agosto e Maria Concetta si chiude in bagno, mandando giù a sorsate, come fosse acqua, l'acido muriatico. Madre di tre figli in terra di 'ndrangheta, qualche mese prima aveva iniziato a collaborare con la giustizia. Da un luogo protetto diceva: «Non me li hanno mandati i figli e non me li mandano perché loro hanno capito che se mi mandano i figli è finita non torno più». Tornata per rivederli, aveva anche ritrattato la collaborazione, prima di riprenderla. Ora è arrivato l'arresto del padre e della madre, accusati di averla spinta al suicidio.

Peppe Tizian, un bancario integerrimo morto di 'ndrangheta
Fu ucciso il 23 ottobre 1989 mentre tornava a casa dal lavoro, da Locri a Bovalino. Forse per una pratica bancaria in odore di mafia, forse per aver violato l'onore delle cosche. Ma il calvario per la famiglia iniziò dopo. Tra depistaggi e silenzi

Storica sentenza del Tribunale di Palmi
Il gotha della 'Ndrangheta dovrà aprire le proprie casseforti per risarcire Rosarno, Comune della Piana di Gioia Tauro, parte lesa di un processo per mafia. Per la prima volta in sede civile un giudice di Palmi (Rc) ha accolto la richiesta di indennizzo per danni all'immagine, morali ed economici. Una svolta nata dall'impegno di un ex sindaco antimafia, un esempio per altri Comuni, una nuova strategia contro il dominio delle 'ndrine

Ndrangheta, false depressioni per uscire dal carcere
Sei provvedimenti di custodia cautelare in carcere oggi a Reggio Calabria, destinatari presunti boss e medici. Secondo la tesi della Dda di Reggio Calabria, i boss, per sfuggire ai rigori della detenzione carceraria, avrebbero denunciato gravi patologie. "Depressione maggiore", "Agorafobia", "Claustrofobia", sono alcune delle malattie più in voga tra gli 'ndranghetisti che, secondo le indagini, sarebbero frutto di false certificazioni. Un intreccio stretto, quello fra 'ndrangheta e sanità, e sempre alla ricerca di sponde politiche.

L'importanza di chiamarsi Tizian
Giovanni Tizian, giornalista freelance, racconta delle minacce e della scorta che gli hanno assegnato per il suo lavoro sulle mafie al Nord. La sua testimonianza è finita in prima pagina su Repubblica. "Io, cronista minacciato dalle mafie del Nord" è un grido d'allarme in una società che sottovaluta le cosche e ignora il dramma del precariato.

Minacciato dalla mafia ora vive sotto scorta
Giovanni Tizian (nella foto) è un giornalista precario di 29 anni, si occupa di criminalità organizzata e delle infiltrazioni al nord delle cosche mafiose e dal dicembre 2010 vive sotto scorta. La protezione armata è scattata per le minacce ricevute dopo gli articoli scritti per la Gazzetta di Modena.

E' morta Angela Casella, "madre-coraggio" della Locride
Angela Casella, la "mamma coraggio" che nel giugno del 1989 si incatenò nelle piazze dei paesi dell'Aspromonte per sollecitare la liberazione del figlio Cesare, rapito dalla 'ndrangheta, è morta la scorsa notte a Pavia. La donna aveva 65 anni ed era malata da tempo. Il suo gesto suscitò grande clamore in tutta Italia ed ebbe il risultato da un lato di provocare un più energico intervento dello Stato e dall'altro di risvegliare la coscienza dell'opinione pubblica, quella calabrese in particolare, nei confronti della piaga malavitosa.

Giglio, giudice rigoroso ma criticato per amicizie e gestione degli incarichi
Arrestato dalla procura di Milano con l'accusa di corruzione e favoreggiamento della 'ndrangheta, il magistrato Vincenzo Giglio, 51 anni, fino a 24 mesi fa referente locale di Magistratura Democratica, è considerato un giudice "equilibrato". "A Reggio, però - scrive Baldessarro su repubblica.it - si parlava molto del suo presenzialismo e delle sue scelte sui professionisti della città a cui affidare l'amministrazione giudiziaria di aziende e patrimoni sequestrati"

Blitz da Milano a Reggio, in carcere anche un magistrato e un consigliere regionale
Maxiblitz contro la zona grigia della 'ndrangheta: in manette, per ordine della procura di Milano, il giudice del Tribunale di Reggio, Giuseppe Vincenzo Giglio, il consigliere regionale Francesco Morelli, l'avvocato del foro di Palmi, Vincenzo Minasi, ma anche un medico e un maresciallo della Guardia di finanza. I professionisti, secondo il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, avrebbero favorito, a vario titolo, boss e affiliati della cosca Valle-Lampada.

Annunziata, uccisa per questione d'onore e dimenticata
Per trent'anni è svanita. Persino dal ricordo delle persone. Non ha avuto una storia, una faccia, semplicemente il proprio nome. Oggi, da morta, le arriva un piccolo e certamente insufficiente risarcimento. Da morta, si riappropria di sé: si chiama Annunziata Pesce ed è stata uccisa nel 1981.

Fra riciclaggio, pizzo e politica la Lombardia in mano ai boss
Il pm Boccassini: "Altro che una faida familiare, siamo di fronte a un fenomeno mondiale"

Nazionale a Rizziconi, festa per gli azzurri
"Una giornata storica". Cesare Prandelli ha definito così la visita della sua Nazionale al campo di calcetto di Rizziconi, in provincia di Reggio Calabria, su un terreno sequestrato alla 'Ndrangheta nel 2003, dove gli azzurri si sono allenati nel primo pomeriggio. Di fronte a circa un migliaio di tifosi festanti, soprattutto ragazzini, delle scuole del paese (circa 8000 abitanti) e del circondario, tra cui quelli della scuola calcio locale e persino dei ragazzini dell'Atletico Zen, squadra di calcetto dell'omonimo quartiere degradato di Palermo, gli azzurri sono apparsi dapprima emozionati, poi divertiti, di sicuro veri.

Gratteri: un gol a casa dei mafiosi
"Sarà una cosa simbolica, certo, ma sapeste che valore possono avere quaggiù certi segnali''. Alla vigilia dell'arrivo della Nazionale di Prandelli sul campo di Rizziconi, confiscato alla 'ndrangheta, il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri riflette sull'importanza del calcio per i ragazzi calabresi: è un grande veicolo contro le mafie (...) dovere imparare a tirare in porta, a fare gol o a difendere li impegna e li allontana dalla prospettiva di diventare garzoni di 'ndrangheta.

La 'ndrangheta nel pallone, così i boss gestiscono il calcio
"C'è odore di mafia nel calcio dilettantistico calabrese, dalla prima categoria fin su alle serie più alte. Fanno giocare e puliscono soldi sporchi, gestiscono campi e spogliatoi, ogni tanto truccano partite". Reportage di Attilio Bolzoni per La Repubblica dedicato al rapporto tra 'ndrangheta e calcio (novembre 2005)

Don Demasi: "Il pallone è nelle mani dei boss"
"I boss controllano le squadre di calcio". Lo denunciava, in solitudine e suscitando reazioni sdegnate, don Pino Demasi nel 2005. Le inchieste della magistratura che nel frattempo hanno confermato la pesantezza delle ingerenze della 'ndrangheta nel mondo del pallone non hanno cambiato le cose. "Nella Piana di Gioia Tauro, ma non solo, - conferma don Pino in un'intervista a Narcomafie (maggio 2010) - la situazione è immutata".

Calcio e sangue a Locri
Presidenti inquisiti, giocatori intimiditi, boss omaggiati in campo, dirigenti e giocatori ammazzati. Cronaca sportiva e cronaca nera si mescolano nella storia centenaria del Locri calcio. La ricostruzione firmata da Francesca Chirico per il dossier "Chi controlla la palla?" di Narcomafie (maggio 2010).

Libertas Rosarno, un titolo conteso
Nel 2002 la cessione del titolo della società calcistica Libertas Rosarno è un affare di 'ndrangheta. A vendere è Marcello Pesce, a comprare è Nino Princi (nella foto), a frapporsi un "amico" di don Mico Rugolo che vorrebbe il titolo per sé. La vicenda è ricostruita da Francesca Chirico nel dossier di Narcomafie "Chi controlla la palla?" (maggio 2010) dedicato ai rapporti tra calcio e malaffare.

"La verità per Totò"
L'imprenditore edile di Benestare, Antonio Musolino (nella foto accanto), viene ucciso il 31 ottobre 1999. In questa intervista di Giuseppe Trimarchi pubblicata da L'Indro, il fratello Domenico ricostruisce la vicenda e chiede verità per Totò.

Ndrangheta: ucciso il figlio dell'ex politico Udc Inzitari
La sera del 5 dicembre 2009 Francesco Maria Inzitari ha appena parcheggiato la sua auto di fronte alla pizzeria dove lo aspettano gli amici. C'è da festeggiare un compleanno. Francesco Maria, appena diciottenne, però, non riuscirà mai a varcare la porta del locale. A pochi passi dall'auto, infatti, due killer gli scaricano contro dieci colpi di pistola che lo uccidono all'istante. Il servizio dell'Ansa.

Il corteo attraversa Reggio. L'Italia sfila contro l'altro Stato
Il 6 ottobre 1991 è l'Italia intera a sfilare per le vie di Reggio Calabria. Migliaia di giovani, da Milano a Gela, per far sentire la propria voce e cominciare a chiamare la 'ndrangheta per nome e cognome. Ed è Achille Occhetto a parlare chiaramente di "una parte di Stato che è dentro il fenomeno mafioso". Non solo una festa però. Ad Archi l'aria è tesa. Atmosfera da "coprifuoco". Chi sfila in corteo, ma ad Archi ci vive ogni giorno, lo fa sfidando l'ira dei clan. La Repubblica racconta un evento simbolo.

Mafia: "Marcia per la Pace" a Reggio Calabria
"'Per rispondere ad un fiume di mafia con un mare di pace''. Con questo obiettivo sono in 20mila a sfilare a Reggio Calabria il 6 ottobre 1991 aderendo alla Marcia della Pace Reggio-Archi. La cronaca dell'inviata dell'Ansa, Maria Grazia Romeo.

La "Marcia della Pace" in un santuario mafioso
Dallo stabilimento delle Omeca, nella zona sud di Reggio, fino alle case di Archi, quartiere epicentro della guerra di 'ndrangheta che insanguina da anni la città. Sono in migliaia il 6 ottobre 1991 a coprire i 7 chilometri del percorso della Marcia della Pace, eccezionalmente trasformata in una manifestazione nazionale antimafia. La presentazione de La Repubblica.

Omicidio del brigadiere Marino, nessun colpevole
A 21 anni di distanza dall'agguato contro il brigadiere dei carabinieri, Antonio Marino, assassinato a Bovalino Superiore l'8 settembre 1999, il Gup di Reggio Calabria Tommasina Cotroneo ha assolto i quattro imputati dell'omicidio. La cronaca della Gazzetta del Sud.

Sangue e affari: così si muore in Calabria
"Il nuovo massacro di 'ndrangheta avvenuto sabato sera nella frazione Villa San Giuseppe, comunque, non scuote più di tanto una città che mostra di poter digerire tutto. I politici tacciono". Così Pantaleone Sergi racconta l'imbarazzato silenzio seguito all'omicidio, il 28 settembre 1991, dell'ingegnere Demetrio Quattrone, assassinato insieme con Nicola Soverino, testimone scomodo dell'agguato e per questo eliminato dai killer.

Agguato mafioso a Reggio. Uccisi due professionisti
L'ingegnere Demetrio Quattrone, funzionario dell'Ispettorato del Lavoro, e il medico Nicola Soverino vengono assassinati in un agguato il 28 settembre 1991, nella zona nord di Reggio Calabria. Il bersaglio dei killer è l'ingegnere, cugino dell'allora segretario regionale della Dc Franco Quattrone. La cronaca di Pantaleone Sergi.

Reggio, agguato contro il testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio
Ferito questa mattina a colpi di pistola il commerciante protagonista di una lunga battaglia contro il pizzo. Dalle bombe del racket all'impegno con Libera e al ruolo di testimonial della campagna "ReggioliberaReggio"

Testimoni di giustizia, abolito il programma di protezione
A dicembre 2010 il governo non ha prorogato la Commissione centrale per i collaboratori di giustizia e i testimoni, organo politico-amministrativo che vaglia l'ammissione al programma di protezione. E adesso? Senza protezione, è difficile credere che i testimoni di giustizia - cittadini incensurati che hanno avuto il coraggio di denunciare i propri estorsori - credano ancora nella protezione dello Stato.

Il boss Vrenna si pente. La famiglia: è impazzito
"Non può che essere impazzito". Così la famiglia ha commentato la scelta del boss di Crotone Pino Vrenna di collaborare con la giustizia. "Abbiamo appreso con estremo stupore e notevole sdegno - si legge in una lettera firmata dal figlio del boss - la decisione del nostro ex congiunto Vrenna Giuseppe detto Pino. Riteniamo che egli abbia fatto la sua scelta in perfetta autonomia, così come noi abbiamo fatto la nostra. Egli ha deciso di collaborare con la giustizia perché, evidentemente, ha di che pentirsi". La moglie ha chiesto la separazione.

La pentita della 'ndrangheta: "Mio fratello dovrà uccidermi"
Dopo sei mesi di carcere Giuseppina Pesce, figlia, sorella e moglie di affiliati al potente clan di Rosarno, ha scelto la strada della collaborazione con la giustizia. "Parlo per salvare i miei bimbi. Uno vuol fare il carabiniere". Tra le sue rivelazioni quella riguardante l'omicidio di Annunziata Pesce, vittima di lupara bianca per aver intrecciato una relazione con un carabiniere.

"In sciopero i pentiti di mafia"
"Mi hanno dato nuovi documenti palesemente falsi e glieli ho restituiti spiegando che so fare di meglio. Mi debbono dei soldi ma non se ne parla. Con la Dia mi sentivo più sicuro, il Servizio Centrale di Protezione non mi dà alcuna garanzia e sicurezza". Giacomo Lauro si fa portavoce nel 1994 della protesta dei pentiti di mafia che sfilano muti al processo per l'omicidio del giudice Antonino Scopelliti.

"Il pentito dimenticato"
Lasciato all'aeroporto di Reggio Calabria senza scorta, mentre lo attendono in Tribunale dove deve testimoniare nel processo contro il boss di Castellace Saro Mammoliti. E' capitato nel 1995 al pentito Filippo Barreca, tra i più importanti collaboratori di giustizia calabresi. La cronaca del Corsera.

"Fate a pezzi la straniera"
Uccisa e fatta pezzi per aver convinto il fidanzato, un giovane di Palmi coinvolto nella sanguinosa faida tra i Gallico e i Condello, a collaborare con la giustizia. A svelare la tragica storia della fiorentina Rossella Casini, sparita nell'81 a 22 anni sono stati tre pentiti calabresi, tredici anni dopo la scomparsa della giovane.

"Sono rimasta senza protezione"
Intervista a Fiorinda Mirabile, figlia di un boss ucciso nella Sibaritide e collaboratrice di giustizia. La donna rievoca l'assassinio del padre, il desiderio di vendetta e la vita da pentita.

"In Assise la prima pentita cosentina"
Sorella dell'ex capo della criminalità nomade già teste d'accusa nell'inchiesta "Tamburo", Annatonia Bevilacqua, un lungo pedigree criminale alle spalle, comincia a collaborare nel 2002. Nel 2003 depone nel processo "Luce"

"In aula la prima pentita della 'ndrangheta"
Nel 1994 Concetta Managò, 36 anni, depone nel dibattimento contro 50 personaggi legati ai clan Gallico Condello, contrapposti nella feroce faida di Palmi che ha fatto più di 60 morti

"Io, pentita e donna del boss"
La storia di Concetta Managò, la prima pentita di 'ndrangheta che nel 1994 punta l'indice contro i protagonisti della sanguinosa faida di Palmi tra i Condello e i Gallico. Vedova di Franco Condello la donna raccontò di essere diventata l'amante del boss rivale per salvare da morte certa i quattro figli.

"Giustiziato" a 15 anni
Sgozzato e sepolto sotto un quintale di calce viva. Letterio Nettuno aveva 15 anni e il 5 gennaio 1991 fu sequestrato e ucciso per aver preso parte, come staffetta, al tentato omicidio del gioielliere Giovanni Ficara. A permettere il ritrovamento del corpo il pentito Giovanni Riggio.

"Da Reggio a Torino: vi racconto vent'anni di 'ndrangheta"
Il pentito Rocco Varacalli racconta i traffici della 'ndrangheta tra la Locride e Torino: omicidi, droga nascosta in chiesa e legami con i politici. ''Quando Riina passò lo Stretto travestito da monaco per imporre la pace''.

"Io killer, pentito per amore"
"Voglio dire una cosa ai giovani calabresi: tornate indietro finché siete in tempo...". Il pentito reggino Giovanni Riggio racconta a Giovanni Maria Bellu (La Repubblica) la discesa all'inferno della 'ndrangheta e la scelta di collaborare con la giustizia.

Denunciò la 'ndrangheta. Uccisa e sciolta nell'acido
Lea Garofalo, 35 anni, ex collaboratrice di giustizia e compagna di un affiliato alla 'ndrangheta di Petilia Policastro (Crotone), era sparita tra il 24 e il 25 novembre scorsi. Secondo un'inchiesta milanese sarebbe stata "interrogata", uccisa e sciolta nell'acido nelle campagne di Monza.

C'è puzza di "mmuina"
In vista della manifestazione "No 'ndrangheta" del 25 settembre l'antropologo Vito Teti mette in guardia dal rischio di kermesse-passerella: "Si sente puzza di "mmuina", di voglia di "mostrarsi" più che di essere. C'è nell'aria un fastidioso "vengo anch'io" da parte dei responsabili del degrado della Calabria". Per Teti, invece, "la manifestazione avrà un senso se libera, aperta, perché no?, da "Libera", senza padri e padroncini, senza sigle, senza slogan, con non un "No ndrangheta" urlato da cittadini che rappresentino se stessi e la migliore Calabria".

"La Calabria ha bisogno di una primavera"
Con un editoriale firmato il 27 agosto 2010 il direttore de Il Quotidiano della Calabria, Matteo Cosenza, invita "i cari sindacati in cerca di un ruolo, cari partiti perennemente impegnati nelle vostre diatribe interne, cari movimenti della società civile che siete come l'araba fenice" ad organizzare per settembre una grande manifestazione a Reggio. Per fare sentire meno soli i servitori dello Stato e "per chiamare i calabresi a una nuova presa di coscienza".

La Madonna pentita della 'ndrangheta
Reportage dell'autore di "Un giudice meschino" (Einaudi) dal santuario della Madonna della Montagna in occasione delle festività di settembre 2010.

Nella Calabria del "pizzo" nessuno chiama l'antiracket
Nel 2005, al numero antiracket della Confesercenti calabrese nessuno ha chiamato mai. E anche all'Sos della Confcommercio: neanche uno squillo. Il monito di Tano Grasso: "La Calabria si libera solo dimostrando di non avere paura, io ormai passo la mia vita ad organizzare il coraggio".

"Al Valentain" chiude per racket
"Credetemi è difficile vivere con questa paura anche perché penso che non vogliono solo i nostri soldi, vogliono sottometerci". La rabbia e la disperazione dei titolari del ristorante Al Valantin, sottoposti a richieste estorsive, nella cronaca dell'Avvenire.

Un testimone di giustizia: "Il mio panificio è chiuso e rischio lo sfratto"
Giuseppe Verbaro e suo fratello Domenico avevano un panificio a Reggio Calabria, in un quartiere controllato dalla cosca Labate. Hanno testimoniato contro i mafiosi. Si sono costituiti parte civile. Il processo si è chiuso con la condanna di tutti gli imputati.

Filippo Callipo: "La Calabria è persa, mi ritiro"
"Qui in Calabria la situazione è come cinque annni fa, è come tre anni fa, è come un anno fa o come la settimana scorsa. (...) Qui in Calabria non è cambiato nulla, non cambia mai niente". In un'amara intervista del 2006 a La Repubblica l'allora presidente di Confindustria Filippo Callipo annuncia la decisione di ritirarsi.

Reggio sfida il racket sull'esempio di Palermo
Il 10 gennaio 2009 la città di Reggio Calabria si sveglia tappezzata da manifesti antiracket che ricordano Libero Grassi e la sua sfida al "caro estortore". Reggio come Palermo

Calabria, il racket e quel sondaggio shock
Un questionario distribuito da Confindustria Calabria tra gli industriali di Catanzaro svela uno scenario preoccupante: il 40% delle imprese paga il pizzo. Ma solo il 18% di chi sporge denuncia viene assistito dallo Stato

Solo e senza scorta per testimoniare in aula
"Non ho più alcuna intenzione di mettere a rischio la mia incolumità personale ma soprattutto quella di mia moglie e dei miei due figli e non ho più la forza di sopportare soprusi, privazioni e umiliazioni". Non sapendo se nelle trasferte in Calabria deve temere di più la vendetta delle cosche della 'ndrangheta che ha denunciato o l'abbandono dello Stato cui si è rivolto, Giuseppe Masciari ha deciso di sfogarsi in una lettera destinata al Tribunale di Catanzaro.

Il pizzo della 'ndrangheta e quella dei dirigenti pubblici
La storia dell'imprenditore vibonese Pino Masciari che il 22 novembre 2004 bussa al portone della Compagnia dei carabinieri di Serra San Bruno per raccontare sei anni di estorsioni, concussioni, furti, danneggiamenti e minacce.

Il riscatto di Bovalino
"Carissimi, vi faccio gli auguri di un buon Natale fatto e se ascoltate passerete anche un buon anno perché noi questo vogliamo. La sera del 29 dicembre alle 17.00 dovete mettere in una busta da lettere gialla almeno 3mila euro. (...) Attenzione, si deve pagare e basta. Non scherziamo". La mattina del 29 dicembre 2009 otto commercianti di Bovalino leggono la stessa, sgrammaticata "letterina d'auguri" lasciata all'entrata dei rispettivi negozi. Qualcuno ha già pagato quattro volte e ora non ce la fa più. Un altro pensa all'immane fatica per sbarcare il lunario in tempo di crisi ed è preso dalla rabbia. Sono parrucchieri, edicolanti, titolari di ricevitorie. Maturano in pochi minuti la stessa decisione, ma non lo sanno. Dopo qualche ora sono dentro il commissariato di Bovalino pronti a denunciare le richieste estorsive.

La pax della 'ndrangheta soffoca Reggio Calabria
"Non serve chiedere chi comanda in città. La mafia più ricca del mondo domina senza oppositori la regione più povera d'Europa". Un reportage di Curzio Maltese dalla città dello Stretto

I tentacoli della 'ndrangheta sugli appalti
Nel gennaio 2002 la collaborazione degli imprenditori reggini Giorgio Polimeni e Gaetano Saffioti permette alla Guardia di finanza di sgominare un'organizzazione criminale che aveva esteso i suoi tentacoli sugli appalti pubblici

Quei morti che camminano, isolati per il "no" al pizzo
"Lo volete sapere quello che succede agli imprenditori che puntano il dito contro la 'ndrangheta? Succede che magari le cosche abbozzano per non attirare l'attenzione delle forze dell'ordine: tanto ci sono altri vampiri che completano l'opera". E' la storia di Gaetano Saffioti, imprenditore del calcestruzzo che a Palmi ha denunciato le richieste estorsive dei Bellocco e dei Piromalli, pagando il conto in termini di isolamento sociale ed economico.

Calabria, la prima rivolta contro chi impone il pizzo
«Io non voglio pagare gente che non lavora per me, e che so che userà i miei soldi per comprare proiettili, bombe e benzina. Preferisco assumere un padre di famiglia, ma subire un'estorsione no». Il 9 gennaio 2009, nell'aula del Tribunale di Lamezia Terme, l'imprenditore Rocco Mangiardi spiega il suo "no" al pizzo. Alla sbarra siedono gli estorsori della cosca Giampà che ha denunciato.

Bianco, la villa comunale intitolata a Vincenzo Medici
A 21 anni dal suo rapimento, Bianco ricorda l'imprenditore Vincenzo Medici, sequestrato il 21 dicembre 1989 e mai più ritornato a casa, intitolandogli la villa comunale.

Racket scatenato, Lamezia prova a ribellarsi
A Lamezia Terme dall'inizio del 2006 sono state uccise 11 persone e 96 attentati estorsivi sono stati denunciati da commercianti. Il 28 ottobre la città della Piana decide di dire basta e scende in piazza capeggiata dal sindaco Gianni Speranza.

Lamezia, 15 attentati in una settimana. La ribellione in piazza: fuori i clan
"Facciamoci sentire per non farci seppellire". Il 28 ottobre 2006 sono 5mila i calabresi che sfilano per le strade di Lamezia Terme per manifestare solidarietà al commerciante Roberto Godino, vittima del racket.

Il "Direttorio" 'ndranghetista
Nascita ed evoluzione del "Direttorio", la camera di controllo della 'ndrangheta nata per porre fine alla seconda guerra di mafia.

Toccato il fondo, Rosarno riparte dai giovani
Dal "No Mafia day" di sabato un segnale di riscossa, ma ora le istituzioni sono chiamate a dare risposte concrete

Abbiamo smarrito il senso della nostra storia
Il docente universitario e antropologo Vito Teti commenta i fatti di Rosarno e accusa: siamo eredi di mille popolazioni straniere ma non abbiamo trattato i neri come uomini.

"No Mafia Day", Rosarno scende in piazza
Alcune centinaia di giovani provenienti da tutta la Calabria hanno partecipato a Rosarno alla manifestazione "No Mafia Day", organizzata dall'omonimo comitato costituito da un gruppo di cittadini dopo i fatti di violenza tra cittadini e immigrati che si sono verificati nel centro della Piana di Gioia Tauro. Alla manifestazione hanno aderito in massa gli studenti del liceo scientifico Piria e di altre scuole. Nel corso del corteo sono stati scanditi slogan come "No alla mafia, sì all'integrazione e alla liberta". Presenti con uno striscione anche alcuni rappresentanti dell'associazione "Io resto in Calabria" fondata dall'imprenditore Pippo Callipo, e Mario Congiusta, padre di Gianluca, il giovane imprenditore di Siderno ucciso dalla 'ndrangheta nel 2005

Anche a Rosarno una "Mama Africa"
Dal 1992, nella vecchia scuola materna di Rosarno, offre un pasto caldo ai migranti che ne hanno bisogno. La storia di Norina Ventre, maestra d'asilo in pensione, "Mama Africa" di Calabria.

Rosarno: associazione daSud, anche noi a manifestazione Roma
Da un'assemblea nella sede dell'associazione il via alla mobilitazione

Antirazzisti in piazza: «Sanatoria per i lavoratori»
Il sit in di protesta in prefettura a Roma dopo i fatti di Rosarno. Una delegazione della rete antirazzista ricevuta in prefettura

Rosarno-Caserta: «we need soggiorno»
Fuggiti dalla Calabria, gli immigrati manifestano per il rispetto dei loro diritti. E oggi arriva Maroni

Contro il razzismo uno striscione per cento piazze
In tante città presidi sotto le prefetture dopo i fatti di Rosarno. E a Roma daSud porta in piazza lo striscione negato: "Speriamo un giorno di poter dire... c'era una volta la mafia"

Visti dal Burkina Faso, Foggia e Rosarno non facevano paura
Quelli che la stampa italiana ha ribattezzato come i nuovi schiavi, in patria sono diventati piccoli eroi. Simboli di riscatto e benessere. Li chiamano "gli italiani". Quelli che ancora non sono partiti sono giovani, si sentono sprecati. Non avevano paura di quello che li aspettava a Foggia o Rosarno. Piuttosto che stare con le mani in mano, sono pronti a affrontare qualsiasi sacrificio.

Gli ivoriani puniti per avere detto no al pizzo
Presi a pistolettate per non aver ceduto al pizzo. Nel dicembre 2008 le forze dell'ordine ricostruiscono, grazie alla collaborazione fornita dai migranti di Rosarno, le ragioni del ferimento di due cittadini ivoriani che aveva scatenato la rivolta degli immigrati.

Le arance insanguinate al Senato
La galleria fotografica che Repubblica.it ha dedicato al sit in al Senato del 12 gennaio, con un'ampia finestra sulla home page: le arance insanguinate di Rosarno sono state portate simbolicamente al ministro Maroni, durante l'audizione a Palazzo Madama.

Saviano: gli africani contro i clan sono sempre più coraggiosi di noi
L'intervento dello scrittore Roberto Saviano all'indomani della rivolta di Rosarno

Clementine insanguinate a Roma
La cronaca del sit in promosso da daSud, comunità migranti e associazioni antirazziste romane, in contemporanea con l'audizione del ministro Maroni a Palazzo Madama, per relazionare sui fatti di Rosarno. I movimenti e la rete antirazzista hanno portato in piazza davanti al Senato, simbolicamente, le arance insanguinate di Rosarno

E prima della rivolta tutto pronto per la coppa d'Africa
A poche ore dallo scatenarsi delle violenze, un gran lavoro dei volontari per dare aiuto materiale ai migranti. E per consentire ai giovani ragazzi africani guardare insieme le partite di calcio del torneo continentale. La cronaca "sulla notizia" di Redattore Sociale.

Stagionali nella Piana di Gioia Tauro, Msf: "Il lavoro manca, la situazione peggiora"
Il 12 dicembre 2008 la rivolta degli africani contro la 'ndrangheta e per chiedere condizioni di vita più umane. Un anno dopo, nessuna sistemazione è stata trovata. Dei 200 mila euro stanziati dal Viminale, solo 50 mila spesi per i bagni chimici

Rosarno, un anno dopo. Ora gli africani vivono nei silos
Per raccogliere le clementine della Piana, a Gioia Tauro vivono in cisterne fatiscenti, in mezzo al fango. Un "popolo invisibile" di 2 mila persone, colpito dall'emergenza umanitaria nell'indifferenza di tutti

Rosarno, dopo l'incendio dell'ex cartiera più disumana la condizione degli immigrati
Nella Piana di Gioia Tauro i migranti vivono e lavorano nell'indifferenza generale. E con la stagione della raccolta degli agrumi alle porte si rischia il caos

A place like Rosarno
Un reportage nella piana di Gioia Tauro, il racconto della vita dei ragazzi migranti alle prese con la dura vita nelle campagne calabresi

"Avevano denunciato le violenze, sono stati cacciati per vendetta"
Intervista all'ex sindaco di Rosarno Peppino Lavorato, storico protagonista di mille battaglie contro la 'ndrangheta nella Piana di Gioia Tauro, uno dei primi ad aiutare i migranti che lavorano nei campi

Il giorno dei buoni
Pace è fatta. Come se nulla fosse accaduto, i rosarnesi tornano in piazza per mostrare che con il razzismo non hanno niente a che fare. Via duemila immigrati. Confermati i tre arresti per la caccia all'uomo

Rosarno, il dopo rivolta
Gli interventi del dopo rivolta e la cronaca dello sgombero dei migranti verso Bari

Rosarno, spopola su youtube il video dello striscione censurato
Fatto sparire nel corteo antirazzista di lunedì perché "è una manifestazione silenziosa". Il 23 gennaio "No Mafia Day" a Rosarno, il 21 giornata della legalità a Reggio Calabria

Rosarno, la violenza oscura e vanifica il lavoro dei volontari
Tante le iniziative di presidio del territorio e solidarietà da parte delle associazioni negli ultimi anni: "Un movimento trasversale rispetto alla politica, in cui le idee stavano diventando tante e in rete"

Rosarno, la cronaca della guerriglia
Il racconto dalle strade durante la "caccia al negro", dopo le violenze scatenate dai migranti nel pomeriggio di giovedì 7 gennaio

Le ronde armate dei bravi rosarnesi
Sprangate, barricate, agguati a colpi d'arma da fuoco. Dopo la rivolta dei migranti, la risposta degli abitanti di Rosarno: due africani feriti a pistolettate, cinque investiti da auto, due linciati e in gravi condizioni. E il governo soffia sul fuoco dell'intolleranza

La caccia al nero con i fucili a pallini
Parlano i ragazzi feriti nei linciaggi da Ku Klux Klan. Aggrediti e picchiati a sangue, colpiti coi fucili da caccia, hanno negli occhi il terrore di quei momenti. Ora vogliono solo andare via, il più lontano possibile

Via gli immigrati, non i finanziamenti
Già stanziati due milioni di euro per la riqualificazione delle aree degradate e per la creazione di spazi sociali per gli africani

Agguati e botte, pulizia è fatta
Al termine della pulizia etnica a Rosarno resteranno solo gli autoctoni. In fiamme i casolari diroccati, nei campi e nelle strade la caccia all`immigrato da parte delle bande di giovani. Agguati, pestaggi, fucilate contro quelli che cercano di allontanarsi da Rosarno da soli. Le forze di polizia sono state massicciamente mobilitate per difendere gli africani. Se non ci fossero state, sarebbe stata una strage di proporzioni mai viste.

Quando aiutare gli immigrati diventa pericoloso
Un movimento di solidarietà è nato attorno alla presenza degli africani nella Piana. Presenze sempre più numerose che hanno infastidito le cosche

"Italia, basta uccidere i neri"
La cronaca della prima rivolta dei migranti di Rosarno, scesi in strada il 13 dicembre 2008 dopo il ferimento a colpi di pistola di due cittadini della Costa d'Avorio. Su un cartello l'agghiacciante invito: "Stop killing blacks".

Immigrati ridotti in schiavitù, tre in manette
Grazie alla collaborazione di un gruppo di migranti africani, i carabinieri di Reggio Calabria arrestano nel maggio 2009 tre imprenditori di Rosarno con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù. La cronaca di Gazzetta del Sud

Il coraggio dimenticato
"Negli ultimi dieci anni le due più importanti rivolte spontanee contro le mafie, in Italia, non sono partite da italiani ma da africani". A Castelvolturno e Rosarno. L'analisi di Roberto Saviano ospitata sulle pagina di La Repubblica nel maggio 2009

Tra 'ndrangheta, arance e schiavitù: "Gli africani salveranno Rosarno"
Intervista ad Antonello Mangano, autore di un libro dedicato alla condizione dei braccianti stranieri nella Piana di Gioia Tauro

L'uomo nero di Rosarno
Dalla "caccia al negro" alla manifestazione vittimista della popolazione locale

«Noi denunciamo»
Dieci immigrati portati nel «Centro di accoglienza» di Crotone pronti a fare i nomi di sfruttatori e mafiosi. A rischiare ora sono le cosche. Ma altri dieci vengono arrestati, saranno espulsi. Sit-in di solidarietà. Gli abitanti locali: «Qui si rischia un'altra Rosarno»

"Dormiamo nei silos per l'olio". Rosarno: è di nuovo emergenza umanitaria
Sono più di mille gli africani giunti nella Piana per la raccolta delle arance. Come ogni inverno, da 20 anni, è emergenza umanitaria. In centinaia vivono vicino all'inceneritore della Veolia, in un ex stabilimento destinato alla raffinazione dell'olio di oliva e poi abbandonato. Ora nei silos di metallo ci dormono i ghanesi. Gli africani sono vittime dell'economia mafiosa e delle leggi razziste. Fiumi di denaro accanto alla povertà più estrema, promesse senza seguito vicino ad una violenza senza interruzioni

Le lotte per la terra e i caporali di oggi
Dalle battaglie dei braccianti del dopoguerra alla rivolta dei migranti. Nel mezzo l'ascesa della 'ndrangheta

La Cartiera di Rosarno
«Sono giovani, ignoranti e armati», 20 anni di violenze

Io vi accuso
Un duro commento sulle responsabilità, le negligenze, le ipocrisie e i silenzi di anni che hanno portato alla tragedia di Rosarno

Falsi braccianti italiani e stranieri in nero
Nel 2009 iscritti all'Inps solo 72 lavoratori immigrati e più di 2.500 calabresi, ma nei campi non ce n'è traccia

A caccia di «neri». Così si divertono i giovani a Rosarno
Un'analisi della rivolta razzista, dell'influenza mafiosa e delle spirali di violenza alimentate dalla Bossi-Fini proposta dall'associazione daSud.

Arance amare: reportage da Rosarno, tra i braccianti immigrati
Dalle lotte contadine alla rivolta dei migranti. Un lungo racconto tra i nuovi campesinos della Piana di Gioia Tauro

Un inferno chiamato Rosarno
Il lavoro stagionale e schiavistico nei campi della piana di Gioia Tauro, per conto della 'ndrangheta e per pochi euro all'ora. Il razzismo, le spedizioni punitive e la prostituzione. E per alloggio un'ex cartiera abbandonata. Viaggio tra gli immigrati di Rosarno, Calabria. Nell'Italia che non si vede

Quella pista del tritolo che allarga l'inchiesta oltre il sistema 'ndrangheta
Per l'inviato del Corriere della Sera, Giovanni Bianconi, "potrebbe non esserci solo la `ndrangheta dietro la «botta» provocata da mani esperte" davanti alla Procura generale di Reggio Calabria.

Il diritto di non essere eroi
Cinquantanove anni, calabrese di Santa Cristina d'Aspromonte, Mimmo Gangemi per oltre 35 anni ha fatto l'ingegnere nella sua regione. Ora è in pensione. L'anno scorso ha pubblicato per Einaudi "Il giudice meschino", un romanzo-commedia amaramente ironico sui rapporti sociali e di potere in Calabria. Questo è il suo commento, che ha fatto molto discutere in Calabria, sulla bomba alla procura generale

Forgione: se fra 15 giorni torna il silenzio
L'ex presidente della commissione parlamentare Antimafia Francesco Forgione interviene sul significato della bomba alla procura generale di Reggio Calabria. Chiarisce gli interessi della 'ndrangheta, l'influenza sulla politica e sugli appalti, parla di istituzioni che "parlavano" con i boss e del nuovo corso della magistratura reggina e chiede che non si spengano i riflettori

Dieci attentati in 15 giorni, le notti di Reggio prima della bomba
La bomba alla Procura generale di Reggio Calabria è il più grave di una serie di attentati incendiari nella notte reggina. Articolo 21 elenca gli ultimi dieci: avvenuti in appena 15 giorni.

Don Ciotti: il cambiamento ha bisogno di tutti
Dopo la bomba di Reggio Calabria, il presidente di Libera don Luigi Ciotti parla dell'importanza dello strumento della confisca dei beni, ricorda don Italo Calabrò e chiede una mobilitazione collettiva

La 'ndrangheta alza il tiro, bomba alla Procura generale di Reggio Calabria
All'alba del 3 gennaio due uomini con indosso il casco da motociclista arrivano a bordo di un ciclomotore vicino al portone della Procura generale di Reggio Calabria, piazzano una bombola di gas da 10 chili collegata ad esplosivo ad alto potenziale, accendono la miccia e se ne vanno. Dopo pochi secondi, il boato fa risvegliare Reggio Calabria consegnando interrogativi inquietanti agli inquirenti.

La tragedia del Ponte
La morte di Franco Nisticò sul palco della manifestazione No Ponte di Villa San Giovanni (19 dicembre 2009) nella cronaca de Il Manifesto.

I boss volevano costruire il Ponte
L'hanno ribattezzata operazione "Brooklyn": cinque ordinanze di custodia cautelare per associazione mafiosa emesse nel febbraio 2005. Il primo provvedimento è stato notificato nel penitenziario di Montreal al boss italo-americano Vito Rizzuto, da sempre legato alle famiglie siciliane dei narcotrafficanti Cuntrera e Caruana, l'artefice di un patto di ferro con la 'ndrangheta e la camorra. E' lui l'organizzatore del progetto di infiltrazione nell'appalto per il ponte sullo stretto.

Vito Rizzuto, il boss di Montreal con il pallino del Ponte
In «The Sixth Family. Vito Rizzuto e il collasso della mafia americana» (Armando Curcio editore), i giornalisti americani Adrian Humphreys e Lee Lamothe analizzano il forte interesse delle cosche Usa sul Ponte. «Il ponte di Messina era solo uno degli investimenti in cui il boss Vito Rizzuto era coinvolto".

Lunardi: con la mafia dovremo convivere
Infrastrutture e infiltrazioni criminali. Per il ministro Pietro Lunardi "mafia e camorra ci sono sempre state e sempre ci saranno. Dovremo convivere con queste realtà". E' il 2001 e la frase fa scoppiare una bufera.

"Convivere con la mafia". Lunardi nella bufera
Nel 2001, difendendo la nuova legge sugli appalti, il ministro dei Lavori pubblici, Pietro Lunardi, dichiara che "con mafia e camorra bisogna convivere e i problemi di criminalità ognuno li risolva come vuole". Sdegno dei parenti delle vittime di mafia e sconcerti della magistratura

Ponte di Messina, bufera su Calarco. "Se la mafia ci aiuta sia la benvenuta"
«Se la mafia è in grado di costruire il Ponte sullo Stretto, benvenuta mafia». A pronunciare la frase nel corso di una puntata di Sciuscià (2001) è Nino Calarco, presidente della "Stretto di Messina" e direttore di Gazzetta del Sud. L'interessato preciserà più tardi: solo una provocazione.

Errore mortale
L'orrore per la strage di Duisburg spinge la studiosa Francesca Viscone a smascherare dalle colonne di Die Zeit gli errori di percezione compiuti dai tedeschi in fatto di Calabria: "I giornalisti hanno collocato la ndrangheta in lontani paesini sull'Aspromonte. È come se avessero invitato i cittadini tedeschi ad abbassare la guardia: se la mafia è così lontana, non può essere tra noi. Duisburg: un triste risveglio. Ancora più grave far credere che la mafia sia un fenomeno arcaico fatto solo di omicidi e brutalità: se così fosse sarebbe facile riconoscerla".

Cantavi la 'ndrangheta e i tedeschi ridevano
"L'unico miracolo che le donne di San Luca vorrebbero è racchiuso nel loro arcaico saluto: «Vajiti ca' paci e tornati ca' paci». Andate e tornate in pace". Dopo la strage di Duisburg, Francesca Viscone ricorda il fenomeno dei canti di 'ndrangheta esploso in Germania, ponendo l'accento sull'incomprensione dei media internazionali.

Cantandrangheta
Nel 2000 in Germania, Svizzera e Austria esce il primo Cd di canti di 'ndrangheta. Ne seguiranno altri due. "Da paese di Pulcinella eravamo diventati il paese della tarantella mafiosa, visto che non tutti gli scriventi erano davvero in grado di capire la distanza tra il Vesuvio e la punta dello stivale", ricorda Francesca Viscone. Autrice de "La globalizzazione delle cattive idee", Viscone in un intervento ospitato su Il Quotidiano della Calabria analizza il fenomeno commerciale e il suo successo mediatico. Primo equivoco da superare, quello che cultura mafiosa e cultura popolare coincidano.

Il rischio dei beni mafiosi all'asta
Lettera del procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, al direttore del Corriere della Sera sul tema della vendita all'asta dei beni confiscati

Fortugno, fu grave delitto politico-mafioso
Le motivazioni della sentenza sull'omicidio di Franco Fortugno nella sintesi del lancio dell'Ansa del 3 agosto 2009.

Anche un baby-killer sparò al brigadiere
Sarebbe stato un commando composto da tre persone ad assassinare il 6 febbraio 1985 il brigadiere Carmine Tripodi, comandante della stazione dei carabinieri di San Luca. Ne sono convinti gli inquirenti - i sostituti procuratori di Locri Ezio Arcadi e Carlo Macrì - per i quali il sottufficiale dell'Arma sarebbe stato ucciso per le sue indagini sui sequestri Ravizza e De Feo.

Una nuova cosca ha rapito De Feo
Nel giugno 1984 vengono arrestati dalla polizia i presunti responsabili del sequestro dell'ingegnere napoletano Carlo De Feo, liberato ad Oppido Mamertina nel 1983. Tranne un napoletano, sono tutti di San Luca ed appartenenti ad un a nuova cosca antagonista della "minore" e della "maggiore".

Noi magistrati-fantasma che indagammo a San Luca
"Ci sentimmo fantasmi che accompagnavano un morto". Il magistrato Armando Lancuba, titolare dell'inchiesta sul sequesto dell'ingegnere napoletano Carlo De Feo, ricorda con parole di tristezza il funerale del brigadiere Carmine Tripodi, assassinato nel febbraio 1985 a San Luca. Nell'articolo di Eleonora Puntillo viene rievocato anche il sopralluogo nel paese aspromontano alla ricerca dei luoghi in cui De Feo venne tenuto segregato.

La faida è questione di Pelle
La faida di San Luca dal punto di vista del vecchio patriarca Antonio Pelle ('Ntoni Gambazza), inserito tra i 30 latitanti più pericolosi e preoccupato per l'escalation della guerra tra le cosche. Il ritratto di Fabrizio Gatti, tra cronaca e folklore

"Il relitto non è la Cunsky". Per la Dna e il ministero dell'Ambiente il "caso Cetraro" è chiuso
Non è la nave dei veleni Cunsky ma il piroscafo Catania quello adagiato a 500 metri di profondità nelle acque antistanti Cetraro. Lo hanno garantito il 29 ottobre a Roma il procuratore della Dna, Pietro Grasso e il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, dando conto dell'esito delle ricerche condotte dalla nave "Mare Oceano"

In migliaia ad Amantea per "riprendersi la vita". Il lungomare intitolato al capitano De Grazia
In migliaia da tutta la Calabria hanno accolto l'invito del Comitato Natale De Grazia sfilando per il centro di Amantea chiedendo una Calabria pulita. Sollecitato, in particolare, l'intervento del Governo l'intervento del governo per rimuovere le "navi dei veleni" presenti nei fondali calabresi e le scorie radioattive che sarebbero interrate ad Aiello Calabro e a Crotone.

Nelle acque di Cetraro l'ombra delle navi a perdere. La leggenda diventa cronaca nera
L'avvistamento di un misterioso mercantile sul fondale del Tirreno cosentino riaccende i riflettori sulla brutta storia di rifiuti tossici sepolti da cosche e faccendieri nel mare calabrese.

"Così la 'ndrangheta affondava le carrette del mare". Il memoriale del pentito Francesco Fonti
Il memoriale del pentito di 'ndrangheta Francesco Fonti squarcia nel 2005 il velo sulla vicenda delle navi a perdere, affondate volontariamente tra gli anni Ottanta e Novanta con il loro carico di rifiuti pericolosi. Yvonne A, Cunsky, Voriais Sporadais, Rigel. Fonti fa i nomi delle carrette del mare che ha contribuito personalmente a mandare a picco davanti alle coste calabresi e descrive un vorticoso valzer di faccendieri internazionali, servizi segreti e politici. Ampi stralci di quel racconto sono stati pubblicatri da L'Espresso.

"Le vittime innocenti assassinate dai killer della 'ndrangheta"
Una sanguinosa storia di bersagli sbagliati. Arcangelo Badolati ricorda sulle colonne di Gazzetta le vittime innocenti dei sicari delle cosche calabresi.

Seminara, all'ombra della chiesa dell'uomo-mitra
Omicidi, carcere e devozione: Narcomafie ricostruisce la storia di Salvatore Pellegrino che la sanguinosa faida di Seminara aveva trasformato nell'uomo-mitra

Il mugnaio rosso che sfidò la 'ndrina
Il 12 marzo del '77 a Gioiosa Ionica, il giorno dopo l'uccisione di Francesco Lorusso a Bologna, la mafia calabrese uccideva Rocco Gatto, militante comunista e piccolo imprenditore agricolo. Si era rifiutato di pagare il pizzo

Germania, la 'ndrangheta fa strage
Il 15 agosto 2007 la faida di San Luca irrompe in Germania lasciando sei cadaveri davanti al ristorante "Da Bruno" di Duisburg. L'allarme degli investigatori italiani e tedeschi nella cronaca del Corriere della Sera.it

L'Espresso e Alvaro
Il settimanale diretto da Arrigo Benedetti dedica la terza pagina del primo numero, quello del 12 ottobre del 1955, ad un'analisi dello scrittore di San Luca sulla Calabria e sulla ndrangheta. L'operazione Marzano, la psicologia dell'Aspromonte, il peso politico delle cosche e le infiltrazioni nei partiti di potere e in quelli di opposizione. Un articolo ripreso e commentato dal Quotidiano della Calabria

Calabria, agguato ai carabinieri
La cronaca del terribile agguato in cui la sera del 18 gennaio 1994 vennero trucidati gli appuntati dei carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo

In ginocchio il clan De Stefano
Blitz a Reggio Calabria contro il potentissimo clan De Stefano. Chiarite anche le circostanze attorno a cui sono maturate le intimidazioni al presidente della Reggina Calcio Lillo Foti, al titolare dell'agenzia di viaggi Simonetta e a Pasquale Macheda titolare del bar Cordon Bleu. Il ruolo del pentito Antonino Fiume

Ucciso impresario pompe funebri in Calabria
Ammazzato con sette colpi di pistola al viso. Secondo gi inquirenti, l'omicidio è di matrice mafiosa. L'uomo era stato colono dell'ex sottosegretario Antonio Capua e si era occupato dei terreni di Alberto Capua, morto insieme al suo autista Vincenzo Ranieri durante un tentativo di sequestro, nel '75.

Sequestrano il fratello del sindaco
Ottavio Pronestì, fratello del sindaco dc di Melicucco Furio Orlando, rapito nel Vibonese. La banda di sequestratori lo ha sorpreso mentre era al lavoro in un'azienda agricola di sua proprietà insieme al colono Rocco Luzza, che dopo essersi liberato dai legacci ha lanciato l'allarme. All'inizio di ottobre era stata rapita a Cinquefrondi (a pochi cilometri da Melicucco, sulla Piana di Gioia Tauro) la professoressa Maria Grazia Belcastro.

"Lo Stato ha il dovere di pagare il riscatto"
Michele Pronestì - padre di Ottavio, sequestrato dall'Anonima il 5 novembre '88 - si rivolge al presidente della Repubblica e alle istituzioni chiedendo ufficialmente allo Stato di farsi carico del pagamento del riscatto, ben cinque miliardi di lire.

"Lo Stato dovrà pagare il riscatto"
Dopo il sequestro del figlio, Michele Pronestì - possidente di Melicucco, ex sindaco e padre del successivo primo cittadino - è autore di un clamoroso ricorso. Una citazione in giudizio del governo con la richiesta dei danni patiti per il rapimento del figlio Ottavio il 5 novembre '88. L'Anonima ha chiesto un riscatto di 5 miliardi, e e i legali di Pronestì battono cassa. Un'azione che segue all'appello lanciato al presidente della Repubblica.

Si libera da solo dopo 5 mesi di sequestro
Ottavio Pronestì, trentunenne fratello del sindaco di Melicucco, era stato rapito nelle campagne di Stefanaconi, nel Vibonese. Dopo 141 giorni di prigionia è riuscito a liberarsi da solo e a fuggire. I sequestratori avevano chiesto al padre un riscatto di 5 miliardi.

Truffa da 100 miliardi ai danni della Cee, in carcere 34 persone
Dalla bancarotta fraudolenta alle truffe all'Aima, dai fasulli rimborsi iva ai finanziamenti bancari sospetti. Al centro dell'inchiesta due aziende di Caulonia e un istituto di credito, la Carical. In cella anche Michele Pronestì di Melicucco, padre di Ottavio, rapito e poi liberato in Calabria.

Il dramma di Edoardo Annichiarico tenne col fiato sospeso tutta l'Italia
La storia del ragazzo di Castrovillari, rapito e ucciso nel 1982 da una banda di improvvisati sequestratori. Costretto a salire a bordo di un'auto, il 16enne fu ucciso a coltellate e abbandonato in un fosso. Poi la richiesta di riscatto e, in tre giorni, gli arresti e il ritrovamento del cadavere.

Consegnate le borse di studio in memoria di Nino Polifroni
Un concorso nelle scuole promosso dalla famiglia ricorda l'imprenditore edile ucciso a Varapodio nel '96 per il suo no alla richiesta di estorsioni. Venti i ragazzi del paese premiati con una cerimonia che si è svolta il 21 marzo, nel giorno della memoria e dell'impegno per le vittime delle mafie. Nella foto: Il professore Filippo Foti e Bruno Polifroni premiano i ragazzi.

Borse di studio Polifroni consegnate ai 18 premiati
Nel decennale dell'assassinio, l'imprenditore Antonino Polifroni è ricordato a Varapodio con la consegna di 18 borse di studio ai ragazzi del paese. Nella foto: Bruno Polifroni premia alcuni alunni.

In punta d'Italia
Il viaggio per l'Italia dell'inviato di Repubblica Paolo Rumiz arriva fino in Aspromonte: questo è il suo reportage