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Strage di Razzà: una storia di assenze, misteri e dolore
Quello che avvenne nelle campagne di Taurianova, in contrada Razzà, alle 14.00 di venerdì 1 aprile 1977, è fotografato con linguaggio asettico in un'informativa: "Nell'immediatezza del fatto, alle ore 15.45, il procuratore della Repubblica di Palmi ispezionò la località, rinvenendo nella radura antistante la casupola diroccata quattro morti". Due hanno la divisa da carabiniere: si chiamavano Stefano Condello e Vincenzo Caruso e avevano interrotto un summit di 'ndrangheta. Tra le parti civili costituite nel processo contro i loro assassini non figurerà lo Stato. Non è la sola assenza in quel processo. Non è la sola ombra di questa storia che 37 anni dopo vede i familiari di Caruso chiedere che lo Stato riconosca il proprio congiunto vittima di mafia.

La lunga infamia: i bambini ammazzati dalla 'ndrangheta
E' una lunga infamia. Senza interruzioni, senza rimorsi. Un'infamia che non nasce per errore, che non rappresenta una successione di eccezioni alla regola. Semplicemente perché di regole non ce ne sono e non ce ne sono mai state, con buona pace di chi si balocca, per ignavia, ignoranza o cattiva fede dietro il presunto "onore" mafioso. I bambini, dalla 'ndrangheta, sono stati rapiti, torturati, ammazzati, sfigurati a colpi di lupara in faccia, bruciati, sepolti sotto la calce viva. Ecco un elenco, di certo parziale, di una strage dimenticata, rimossa, negata. Per non dire, e non dover mai più sentire, che la 'ndrangheta non ha mai toccato i bambini.

Un'oasi tra abusivismo, degrado e mega-progetti
Dopo l'incendio del Museo dello Strumento Musicale, Reggio si sveglia con un centro di aggregazione in meno e qualche dubbio in più su un'area territoriale, nella zona nord della città, sospesa tra progetti faraonici, abusivismo ed un forte degrado urbano ed ambientale. Dal Regium Waterfront al sequestro dell'E' Hotel, una panoramica sugli interessi ed i fatti salienti di cronaca che riguardano la zona in cui sorge il Mustrumu.

Assedio alla cultura: la cronaca di 3 anni di roghi
Reggio Calabria è abituata al fuoco doloso. Negli ultimi anni però l'attenzione dei "piromani" si è spostata su obiettivi diversi, luoghi simbolo in città di impegno ad alto potenziale culturale. Un breve excursus degli episodi che dal 2011 ad oggi hanno colpito alcune realtà cittadine. Dalla Bandafalò di Porticello, al C.S.O.A. Angelina Cartella, dall'Orto Botanico alla Chiesa Ortodossa di San Paolo dei Greci, fino all'ultimo terribile incendio ai danni del Museo dello Strumento musicale.

Boss e funerali, questione di "potere"
Per decenni la Calabria ha visto sfilare centinaia di cortei funebri in onore dei boss, con l'imponenza delle celebrazioni per il morto direttamente proporzionale alla rilevanza del ruolo criminale ricoperto in vita. Sono stati "salutati" come fossero capi di Stato, ed accolti dentro le chiese matrici delle loro città, i boss Antonio Macrì e Girolamo Piromalli. E per la morte nel 1976 del boss Vincenzo Ursini, il clan di Gioiosa Jonica ha addirittura "imposto" con un raid il lutto cittadino. Ma i tempi cambiano e l'estremo saluto a Damiano Vallelunga, capo della cosca dei Viperari, nel 2009 viene celebrato in forma "privata" alla presenza dei più stretti familiari e delle forze dell'ordine. Anche i boss oggi muoiono soli.

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Mafie a Milano, le mappe
Le cosche e le zone d'influenza nella capitale economica del Paese

Nel triangolo della lupara bianca
Sulle tracce di Santo Panzarella e Valentino Galati: un viaggio in quel pezzo di Calabria, tra il Lametino e il Vibonese, dove i ragazzi spariscono nel nulla e le madri aspettano, invocando giustizia.
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Il padre degli africoti
Don Stilo, Africo, Casalinuovo e la storia dell'esodo. Il racconto di Rocco Palamara, uno degli anarchici che negli anni '60 e '70 ha combattuto durissime battaglie per i diritti e ha dato il via a un movimento giovanile antindrangheta nella Locride.

Compare Nunzio, l'autonomista lombardo
Nel 9° capitolo di "Gotica. 'Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea" (Round Robin editrice, 2011), Giovanni Tizian ripercorre la parabola criminale di Carmelo Novella, il boss originario di Guardavalle e reggente de "La Lombardia" ucciso il 15 luglio 2008 a San Vittore Olona, in provincia di Milano. Avrebbe pagato con la morte il suo progetto autonomistico dalle direttive della "Provincia", l'organismo di controllo calabrese.