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Il padre degli africoti
Don Stilo, Africo, Casalinuovo e la storia dell'esodo. Il racconto di Rocco Palamara, uno degli anarchici che negli anni '60 e '70 ha combattuto durissime battaglie per i diritti e ha dato il via a un movimento giovanile antindrangheta nella Locride.

UNAeNDRINA - i materiali della campagna
Le immagini dell'iniziativa di comunicazione verso la storica sentenza Crimine

Compare Nunzio, l'autonomista lombardo
Nel 9° capitolo di "Gotica. 'Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea" (Round Robin editrice, 2011), Giovanni Tizian ripercorre la parabola criminale di Carmelo Novella, il boss originario di Guardavalle e reggente de "La Lombardia" ucciso il 15 luglio 2008 a San Vittore Olona, in provincia di Milano. Avrebbe pagato con la morte il suo progetto autonomistico dalle direttive della "Provincia", l'organismo di controllo calabrese.

Il ricordo di Peppe
L'intervento di Lavorato nel trentennale della morte del compagno e amico, ucciso l'11 giugno 1980

"Ombrelli" e altri racconti
Un viaggio nella Calabria del passato e nei ricordi della giovinezza, un omaggio all'amico Giuseppe Valarioti

le mappe

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Giuditta e i piagnistei
Difendere il seminato dai buoi. La mattina del 28 novembre 1946 Giuditta Levato accorre nei campi di Calabricata per quello e per quello ci muore, a 31 anni e incinta di sette mesi. Ammazzata a colpi di fucile dallo sgherro di un agrario che non voleva accettare l'assegnazione delle terre incolte ai contadini. A cent'anni dalla nascita di Giuditta Levato, nata il 18 agosto 1915, una riflessione a cavallo tra la Calabria di ieri e la cronaca di oggi che incrocia la resistenza antindrangheta e i "piagnistei" di Matto Renzi.

Sale sulla ferita
A Oppido la statua della Madonna della Grazie portata in omaggio al boss. L'attesa di una risposta forte da parte della Diocesi locale e infine la decisione del vescovo Milito di sospendere a tempo indeterminato tutte le processioni. Una riflessione.

La memoria dovuta: dossier Macheda-Marino
Pino Macheda faceva parte della squadra della Polizia municipale di Reggio Calabria impegnata nella lotta all'abusivismo edilizio: lo ammazzarono nel 1985, sotto casa. Peppe Marino, invece, lo uccisero nel 1993, sul corso Garibaldi, mentre vigilava sul rispetto dell'ordinanza che inibiva al traffico la principale strada reggina. Entrambi, da morti, sono stati frettolosamente nascosti sotto il pesante tappeto dell'oblio collettivo. Lo stesso sotto il quale giacciono colpevolmente decine di altri nomi e storie cancellate da una "narrazione" smemorata della città, imposta da un potere complice e accettata da una comunità silente. Questo dossier, dedicato alla memoria di Marino e Macheda e messo al servizio della campagna di Libera "Il ricordo lascia il segno", è la nostra "contro-narrazione".

Fare memoria, Parini: "Ricordare è resistere"
Per il sociologo Ercole Giap Parini la memoria è questione di resistenza, non di fiori deposti annualmente sulle tombe: "Ricordare significa rivendicare una nuova identità per sé, per il proprio collettivo, per la propria città". Opponendosi alle narrazioni costruite da un potere a caccia di consenso e impastate dell'oblio delle vittime di 'ndrangheta. Esperto di sociologia della scienza, teoria sociale e sociologia della devianza, con particolare riferimento alla criminalità organizzata di stampo mafioso, in questa intervista a Stopndrangheta.it Parini parla di identità collettiva, ricordo, dimenticanza, e dell'importanza dei simboli, come strade e piazze intitolate alle vittime, "purché non diventino semplici valvole di sfogo per la coscienza". (Nella foto, Salvador Dalì, La persistenza della memoria)

Strage di Razzà: una storia di assenze, misteri e dolore
Quello che avvenne nelle campagne di Taurianova, in contrada Razzà, alle 14.00 di venerdì 1 aprile 1977, è fotografato con linguaggio asettico in un'informativa: "Nell'immediatezza del fatto, alle ore 15.45, il procuratore della Repubblica di Palmi ispezionò la località, rinvenendo nella radura antistante la casupola diroccata quattro morti". Due hanno la divisa da carabiniere: si chiamavano Stefano Condello e Vincenzo Caruso e avevano interrotto un summit di 'ndrangheta. Tra le parti civili costituite nel processo contro i loro assassini non figurerà lo Stato. Non è la sola assenza in quel processo. Non è la sola ombra di questa storia che 37 anni dopo vede i familiari di Caruso chiedere che lo Stato riconosca il proprio congiunto vittima di mafia.

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UNAeNDRINA - Le immagini della campagna
Le immagini dell'iniziativa di comunicazione verso la sentenza del processo Crimine

Mafie a Milano, le mappe
Le cosche e le zone d'influenza nella capitale economica del Paese

Il Sud frana e le mafie se la ridono dal Ponte - Le foto
Le foto del blitz No Ponte di daSud in piazza di Spagna a Roma

Nel triangolo della lupara bianca
Sulle tracce di Santo Panzarella e Valentino Galati: un viaggio in quel pezzo di Calabria, tra il Lametino e il Vibonese, dove i ragazzi spariscono nel nulla e le madri aspettano, invocando giustizia.

A San Luca una rivoluzione rosa
I volti e i luoghi della rivoluzione rosa di San Luca promossa dalla reggina Rosa Canale e sostenuta, tra le altre, dalla madre-coraggio di Duisburg, Teresa Strangio.
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Report - Operazione Ponte 3/3
La terza parte dell'inchiesta di Report "Operazione Ponte"

Report - Operazione Ponte 2/3
Report - Operazione Ponte, la seconda parte

Report - Operazione Ponte
La prima parte dell'inchiesta "Operazione Ponte" della trasmissione di Raitre "Report"

Ponte sullo Stretto
Il progettista più veloce del mondo: Ciprì e Maresco raccontano il Ponte sullo Stretto

Il Sud frana e le mafie se la ridono dal Ponte - Video
il video del blitz di daSud in piazza di Spagna a Roma contro il Ponte sullo Stretto che apre l'edizione 2010 della Lunga Marcia della Memoria

Intervista a Renato Cortese, il "cacciatore" di latitanti
Dalla Sicilia alla Calabria, da Bernardo Provenzano a Giuseppe De Stefano. Il capo della Squadra Mobile di Reggio Calabria, Renato Cortese, già responsabile della sezione Catturandi della Questura di Palermo, parla della "caccia" ai latitanti di mafia e 'ndrangheta. La più grande differenza? "In Calabria non applaude nessuno".