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La lunga infamia: i bambini ammazzati dalla 'ndrangheta
E' una lunga infamia. Senza interruzioni, senza rimorsi. Un'infamia che non nasce per errore, che non rappresenta una successione di eccezioni alla regola. Semplicemente perché di regole non ce ne sono e non ce ne sono mai state, con buona pace di chi si balocca, per ignavia, ignoranza o cattiva fede dietro il presunto "onore" mafioso. I bambini, dalla 'ndrangheta, sono stati rapiti, torturati, ammazzati, sfigurati a colpi di lupara in faccia, bruciati, sepolti sotto la calce viva. Ecco un elenco, di certo parziale, di una strage dimenticata, rimossa, negata. Per non dire, e non dover mai più sentire, che la 'ndrangheta non ha mai toccato i bambini.

Se la vittima è colpevole di esistere
Dodò Gabriele, Celestino Fava, Fazio Cirolla, Pino Rechichi, Ciccio Vinci e, da ultimo, Filippo Ceravolo (nella foto). Sono alcuni dei calabresi colpevoli di mala sorte. Morti perché "nel posto sbagliato al momento sbagliato". Nella Calabria del senso capovolto e del pigro fatalismo, sono le vittime ad aver sbagliato, a voler giocare a calcio, a voler vedere la fidanzata, a voler comprare un'auto, ad andare a lavoro, ad accompagnare un amico in campagna. I carnefici, invece, sono legittimati ad esserci, dietro i cespugli, con i fucili puntati, un rischio ambientale introiettato e diventato destino.

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Domenico "Dodò" Gabriele