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LE MAPPE


La 'ndrangheta nelle sentenze: materiali per una storia del presente
"Quando si parla di 'ndrangheta ci si basa molto, troppo sul sentito dire". Nata da una collaborazione tra Stopndrangheta.it e un gruppo di lavoro coordinato dal professore Arturo Capone, la sintesi delle sentenze definitive proposta da oggi sul sito mira a colmare questa lacuna. "Perchè la conoscenza del fenomeno, così come accertata nelle fonti giudiziarie, è importantissima per tutti - scrive Capone -: essa consente di concentrare la riflessione collettiva su dati obiettivi e di acquisire strumenti di critica sociale e politica".
LE NEWS


On line "Impronte ed Ombre"
E' on line "Impronte ed Ombre", uno spazio virtuale concepito come una "città della memoria" in cui le vittime ritornano cittadini capaci di indicare, con le loro impronte, la strada.
LE MAPPE


I guai di don Nuccio, imputato per falsa testimonianza
Parroco di Condera, cappellano della Polizia municipale e gran cerimoniere del vescovo di Reggio Calabria, don Nuccio Cannizzaro (nella foto) è stato rinviato a giudizio nel marzo 2012 per falsa testimonianza. Secondo i magistrati della Dda reggina avrebbe rilasciato dichiarazioni mendaci favorendo Santo Crucitti, condannato in primo grado per estorsione e associazione a delinquere di stampo mafioso. "Il problema di fondo - ha dichiarato il sacerdote durante un interrogatorio - è che noi siamo persone fondamentalmente sole che dobbiamo combattere con una mentalità mafiosa difficile da sradicare e quello che dobbiamo fare noi come preti è quello di cercare intanto di ascoltare tutti".




Sentenze in sintesi: De Stefano+59
di Giuliana Favara - Arturo Capone
"La sentenza De Stefano Paolo + 59 descrive il passaggio dalla vecchia mafia, che operava in ambienti circoscritti ed economicamente depressi, alla nuova mafia, capace di asservire le amministrazioni locali e di sottoporre al proprio controllo le più rilevanti attività imprenditoriali pubbliche e private". Così Giuliana Favara ed Arturo Capone, autori della sintesi della sentenza emessa nel 1979 dal Tribunale di Reggio. Un documento che certifica un passaggio epocale, alimentato dai fondi indirizzati al Mezzogiorno (V centro siderurgico di Gioia Tauro, raddoppio ferroviario Villa-Reggio), e supportato da vaste complicità ad ogni livello della società calabrese. I nomi delle cosche rampanti degli anni Settanta sono gli stessi che occupano le cronache di oggi: De Stefano, Condello, Piromalli, Mammoliti. Ma nella sentenza trovano posto anche i nomi, spesso dimenticati, dei cittadini calabresi che davanti ai giudici hanno trovato la dignità ed il coraggio di denunciare le cosche: Domenico Cordopatri, Serafino Paparatto e Leopoldo Greco.

Sentenze in sintesi: Tirreno
di Giuseppe Chiodo

Primo: conoscere
di Stopndrangheta.it

ISTANTANEE

L'omicidio di Quattrone e Soverino: rassegna stampa
L'omicidio dell'ingegnere Demetrio Quattrone e del medico Nicola Soverino, assassinati in un agguato di 'ndrangheta il 28 settembre 1991, nelle pagine della Gazzetta del Sud. Le indagini si indirizzarono subito verso la sfera professionale dell'ingegnere, vero bersaglio dei killer, ma non approdarono a nulla. La cronaca della Gazzetta del Sud

Lollò Cartisano
Il fotografo Adolfo "Lollò" Cartisano è stato sequestrato il 22 luglio del 1993. E' il diciottesimo e ultimo sequestro a Bovalino, nella Locride. E' morto per un colpo mal assestato alla nuca. Dopo dieci anni, una lettera ha rivelato il luogo del suo sepolcro, permettendo ai familiari di avere una tomba su cui piangere. Per il caso sono stati condannati in quattro.

Verso Pietra Cappa, per riprendersi l'Aspromonte
Il 22 luglio 2012 si è rinnovato l'appuntamento con i "Sentieri della memoria", il cammino in Aspromonte organizzato da Libera per ricordare Lollò Cartisano (rapito il 22 luglio 1993 e ucciso durante la prigionia) e le altre vittime innocenti di 'ndrangheta. Lungo il sentiero che conduce all'ombra di Pietra Cappa, attraverso la testimonianza di familiari e giornalisti, sono stati scanditi i nomi e le storie di Gianluca Congiusta, Giuseppe Tizian, Celestino Fava, Demetrio Quattrone e Rocco Gatto. "L'Aspromonte non è della 'ndrangheta", il grido collettivo che si è levato dal luogo in cui furono trovati i resti di Lollò.

MEDIA

Stefania Grasso racconta suo padre 1/3
A Cecè Grasso è stato assegnata una medaglia al valor civile. "Commerciante impegnato nella lotta alla criminalità organizzata benché consapevole del rischio cui si esponeva, si opponeva tenacemente ad una lunga serie di intimidazioni e di pressanti richieste estorsive. Per tale coraggioso atteggiamento e inflessibile valore morale rimaneva vittima di un vile attentato. Nobile esempio di ribellione alla violenza animale nonché di elette virtù civiche, spinte sino all'estremo sacrificio". L'ha scritta Giorgio Napolitano questa motivazione, quando non era ancora presidente. Stefania, i suoi fratelli, la signora Angela hanno deciso di continuare a vivere a Locri. Amano questa terra, anche se Stefania ammette che forse dovrebbe odiarla. Ogni tanto pensa che se Cecè avesse pagato forse sarebbe ancora vivo, ma poi si pente e si dice che uno come suo padre non avrebbe potuto fare altrimenti. "Restare qui, e restare una persona perbene è l'unico modo di rispettare quello ha fatto papà", dice Stefania.

Stefania Grasso racconta suo padre 2/3
A Cecè Grasso è stato assegnata una medaglia al valor civile. "Commerciante impegnato nella lotta alla criminalità organizzata benché consapevole del rischio cui si esponeva, si opponeva tenacemente ad una lunga serie di intimidazioni e di pressanti richieste estorsive. Per tale coraggioso atteggiamento e inflessibile valore morale rimaneva vittima di un vile attentato. Nobile esempio di ribellione alla violenza animale nonché di elette virtù civiche, spinte sino all'estremo sacrificio". L'ha scritta Giorgio Napolitano questa motivazione, quando non era ancora presidente. Stefania, i suoi fratelli, la signora Angela hanno deciso di continuare a vivere a Locri. Amano questa terra, anche se Stefania ammette che forse dovrebbe odiarla. Ogni tanto pensa che se Cecè avesse pagato forse sarebbe ancora vivo, ma poi si pente e si dice che uno come suo padre non avrebbe potuto fare altrimenti. "Restare qui, e restare una persona perbene è l'unico modo di rispettare quello ha fatto papà", dice Stefania.

Stefania Grasso racconta suo padre 3/3
A Cecè Grasso è stato assegnata una medaglia al valor civile. "Commerciante impegnato nella lotta alla criminalità organizzata benché consapevole del rischio cui si esponeva, si opponeva tenacemente ad una lunga serie di intimidazioni e di pressanti richieste estorsive. Per tale coraggioso atteggiamento e inflessibile valore morale rimaneva vittima di un vile attentato. Nobile esempio di ribellione alla violenza animale nonché di elette virtù civiche, spinte sino all'estremo sacrificio". L'ha scritta Giorgio Napolitano questa motivazione, quando non era ancora presidente. Stefania, i suoi fratelli, la signora Angela hanno deciso di continuare a vivere a Locri. Amano questa terra, anche se Stefania ammette che forse dovrebbe odiarla. Ogni tanto pensa che se Cecè avesse pagato forse sarebbe ancora vivo, ma poi si pente e si dice che uno come suo padre non avrebbe potuto fare altrimenti. "Restare qui, e restare una persona perbene è l'unico modo di rispettare quello ha fatto papà", dice Stefania.