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LA MEMORIA


Lollò Cartisano, rapito e mai più tornato
Lo hanno prelevato il 22 luglio del 1993. E' il diciottesimo e ultimo sequestro a Bovalino. E' morto per un colpo mal assestato alla nuca. Dopo dieci anni, una lettera rivela il luogo del suo sepolcro. Per il caso sono stati condannati in quattro. Nella foto in basso, i figli del fotografo durante la celebrazione del 15esimo anniversario a Pietra Cappa.
LE NEWS


Catturato il latitante Giuseppe Alvaro
Catturato nelle campagne di Monterosso Calabro, in provincia di Vibo Valentia, il latitante Giuseppe Alvaro, esponente dell'omonimo clan di Sinopoli. Il pregiudicato, ricercato dal 2007, è stato scovato dagli uomini della Squadra mobile di Reggio Calabria all'interno di un frantoio. IL COMUNICATO STAMPA DELLA QUESTURA.
LE MAPPE


I guai di don Nuccio, imputato per falsa testimonianza
Parroco di Condera, cappellano della Polizia municipale e gran cerimoniere del vescovo di Reggio Calabria, don Nuccio Cannizzaro (nella foto) è stato rinviato a giudizio nel marzo 2012 per falsa testimonianza. Secondo i magistrati della Dda reggina avrebbe rilasciato dichiarazioni mendaci favorendo Santo Crucitti, condannato in primo grado per estorsione e associazione a delinquere di stampo mafioso. "Il problema di fondo - ha dichiarato il sacerdote durante un interrogatorio - è che noi siamo persone fondamentalmente sole che dobbiamo combattere con una mentalità mafiosa difficile da sradicare e quello che dobbiamo fare noi come preti è quello di cercare intanto di ascoltare tutti".




Strage di Gioia Tauro: i titoli dei quotidiani nazionali
di redazione
I titoli dei giornali e le foto dell'attentato alla Freccia del Sud, che il 22 luglio 1970 nei pressi della stazione di Gioia Tauro, causò sei morti. Nel 1993 il pentito di 'ndrangheta Giacomo Ubaldo Lauro si autoaccusò di aver fornito l'esplosivo in un contesto, quello dei moti di Reggio Calabria, che ha visto la 'ndrangheta al servizio della strategia della tensione e della destra eversiva.

Tolto il segreto sulla strage di Gioia Tauro
di Michele Albanese - Il Quotidiano della Calabria

Massoneria e 'ndrangheta, Marrapodi e Lauro a confronto
di Procura di Reggio Calabria

ISTANTANEE

L'omicidio di Quattrone e Soverino: rassegna stampa
L'omicidio dell'ingegnere Demetrio Quattrone e del medico Nicola Soverino, assassinati in un agguato di 'ndrangheta il 28 settembre 1991, nelle pagine della Gazzetta del Sud. Le indagini si indirizzarono subito verso la sfera professionale dell'ingegnere, vero bersaglio dei killer, ma non approdarono a nulla. La cronaca della Gazzetta del Sud

Lollò Cartisano
Il fotografo Adolfo "Lollò" Cartisano è stato sequestrato il 22 luglio del 1993. E' il diciottesimo e ultimo sequestro a Bovalino, nella Locride. E' morto per un colpo mal assestato alla nuca. Dopo dieci anni, una lettera ha rivelato il luogo del suo sepolcro, permettendo ai familiari di avere una tomba su cui piangere. Per il caso sono stati condannati in quattro.

Verso Pietra Cappa, per riprendersi l'Aspromonte
Il 22 luglio 2012 si è rinnovato l'appuntamento con i "Sentieri della memoria", il cammino in Aspromonte organizzato da Libera per ricordare Lollò Cartisano (rapito il 22 luglio 1993 e ucciso durante la prigionia) e le altre vittime innocenti di 'ndrangheta. Lungo il sentiero che conduce all'ombra di Pietra Cappa, attraverso la testimonianza di familiari e giornalisti, sono stati scanditi i nomi e le storie di Gianluca Congiusta, Giuseppe Tizian, Celestino Fava, Demetrio Quattrone e Rocco Gatto. "L'Aspromonte non è della 'ndrangheta", il grido collettivo che si è levato dal luogo in cui furono trovati i resti di Lollò.

MEDIA

Stefania Grasso racconta suo padre 1/3
A Cecè Grasso è stato assegnata una medaglia al valor civile. "Commerciante impegnato nella lotta alla criminalità organizzata benché consapevole del rischio cui si esponeva, si opponeva tenacemente ad una lunga serie di intimidazioni e di pressanti richieste estorsive. Per tale coraggioso atteggiamento e inflessibile valore morale rimaneva vittima di un vile attentato. Nobile esempio di ribellione alla violenza animale nonché di elette virtù civiche, spinte sino all'estremo sacrificio". L'ha scritta Giorgio Napolitano questa motivazione, quando non era ancora presidente. Stefania, i suoi fratelli, la signora Angela hanno deciso di continuare a vivere a Locri. Amano questa terra, anche se Stefania ammette che forse dovrebbe odiarla. Ogni tanto pensa che se Cecè avesse pagato forse sarebbe ancora vivo, ma poi si pente e si dice che uno come suo padre non avrebbe potuto fare altrimenti. "Restare qui, e restare una persona perbene è l'unico modo di rispettare quello ha fatto papà", dice Stefania.

Stefania Grasso racconta suo padre 2/3
A Cecè Grasso è stato assegnata una medaglia al valor civile. "Commerciante impegnato nella lotta alla criminalità organizzata benché consapevole del rischio cui si esponeva, si opponeva tenacemente ad una lunga serie di intimidazioni e di pressanti richieste estorsive. Per tale coraggioso atteggiamento e inflessibile valore morale rimaneva vittima di un vile attentato. Nobile esempio di ribellione alla violenza animale nonché di elette virtù civiche, spinte sino all'estremo sacrificio". L'ha scritta Giorgio Napolitano questa motivazione, quando non era ancora presidente. Stefania, i suoi fratelli, la signora Angela hanno deciso di continuare a vivere a Locri. Amano questa terra, anche se Stefania ammette che forse dovrebbe odiarla. Ogni tanto pensa che se Cecè avesse pagato forse sarebbe ancora vivo, ma poi si pente e si dice che uno come suo padre non avrebbe potuto fare altrimenti. "Restare qui, e restare una persona perbene è l'unico modo di rispettare quello ha fatto papà", dice Stefania.

Stefania Grasso racconta suo padre 3/3
A Cecè Grasso è stato assegnata una medaglia al valor civile. "Commerciante impegnato nella lotta alla criminalità organizzata benché consapevole del rischio cui si esponeva, si opponeva tenacemente ad una lunga serie di intimidazioni e di pressanti richieste estorsive. Per tale coraggioso atteggiamento e inflessibile valore morale rimaneva vittima di un vile attentato. Nobile esempio di ribellione alla violenza animale nonché di elette virtù civiche, spinte sino all'estremo sacrificio". L'ha scritta Giorgio Napolitano questa motivazione, quando non era ancora presidente. Stefania, i suoi fratelli, la signora Angela hanno deciso di continuare a vivere a Locri. Amano questa terra, anche se Stefania ammette che forse dovrebbe odiarla. Ogni tanto pensa che se Cecè avesse pagato forse sarebbe ancora vivo, ma poi si pente e si dice che uno come suo padre non avrebbe potuto fare altrimenti. "Restare qui, e restare una persona perbene è l'unico modo di rispettare quello ha fatto papà", dice Stefania.