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I DOCUMENTI


Relazione sul sistema di protezione dei testimoni di giustizia
E' stata approvata all'unanimità dalla Commissione antimafia presieduta da Rosy Bindi la "Relazione sul sistema di protezione dei testimoni di giustizia" (relatore Davide Mattiello). Nel documento, dopo aver rilevato la grave mancanza di un testo ad hoc per i testimoni di giustizia, la Commissione sottolinea la necessità di una diversa tutela economica dei testimoni stessi, propone un Comitato di assistenza e un referente fisso, ovvero figure giuridiche e psicologiche alle quali il testimone possa fare riferimento, e chiede il potenziamento del Servizio centrale di protezione del ministero dell'Interno. Sono inoltre definiti alcuni criteri grazie ai quali delineare la figura del testimone di giustizia. "Soprattutto le donne di mafia - spiega Mattiello - devono sentirsi riconosciute dalla legge: non basta, come oggi succede, che ci sia un riconoscimento di fatto ma bisogna che la legge si faccia carico di riconoscere questa situazione". SCARICA E LEGGI LA RELAZIONE.
LE MAPPE


La memoria dovuta: dossier Macheda-Marino
Pino Macheda faceva parte della squadra della Polizia municipale di Reggio Calabria impegnata nella lotta all'abusivismo edilizio: lo ammazzarono nel 1985, sotto casa. Peppe Marino, invece, lo uccisero nel 1993, sul corso Garibaldi, mentre vigilava sul rispetto dell'ordinanza che inibiva al traffico la principale strada reggina. Entrambi, da morti, sono stati frettolosamente nascosti sotto il pesante tappeto dell'oblio collettivo. Lo stesso sotto il quale giacciono colpevolmente decine di altri nomi e storie cancellate da una "narrazione" smemorata della città, imposta da un potere complice e accettata da una comunità silente. Questo dossier, dedicato alla memoria di Marino e Macheda e messo al servizio della campagna di Libera "Il ricordo lascia il segno", è la nostra "contro-narrazione".
LE MAPPE


Fare memoria, Parini: "Ricordare è resistere"
Per il sociologo Ercole Giap Parini la memoria è questione di resistenza, non di fiori deposti annualmente sulle tombe: "Ricordare significa rivendicare una nuova identità per sé, per il proprio collettivo, per la propria città". Opponendosi alle narrazioni costruite da un potere a caccia di consenso e impastate dell'oblio delle vittime di 'ndrangheta. Esperto di sociologia della scienza, teoria sociale e sociologia della devianza, con particolare riferimento alla criminalità organizzata di stampo mafioso, in questa intervista a Stopndrangheta.it Parini parla di identità collettiva, ricordo, dimenticanza, e dell'importanza dei simboli, come strade e piazze intitolate alle vittime, "purché non diventino semplici valvole di sfogo per la coscienza". (Nella foto, Salvador Dalì, La persistenza della memoria)




Peppe Tizian, un bancario integerrimo morto di 'ndrangheta
di Danilo Chirico e Alessio Magro - il manifesto
Fu ucciso il 23 ottobre 1989 mentre tornava a casa dal lavoro, da Locri a Bovalino. Forse per una pratica bancaria in odore di mafia, forse per aver violato l'onore delle cosche. Ma il calvario per la famiglia iniziò dopo. Tra depistaggi e silenzi

La scandalosa lezione di Liliana
di Francesca Chirico

Morire di mattone: la storia di Giuseppe Macheda
di Romina Arena

ISTANTANEE

Giuseppe Macheda
Giuseppe Macheda ha 30 anni quando viene ucciso, la sera del 28 febbraio 1985 a Reggio Calabria. Come vigile urbano, è in forze alla squadra per la repressione dell'abusivismo edilizio. A lui toccano i controlli nella zona Sud della città. Per fare luce sull'omicidio, gli inquirenti iniziano a scavare nel lavoro di Giuseppe. Il primo sospettato, l'imprenditore Carmelo Ficara, nel 1990 sarà totalmente scagionato da ogni accusa. Oggi, l'omicidio di Macheda è ancora senza mandanti né esecutori.

Giuseppe Marino
Il 16 aprile 1993 il vigile urbano Giuseppe Marino è di pattuglia sul centralissimo corso Garibaldi di Reggio Calabria, dove un'ordinanza comunale ha inibito da qualche giorno il traffico veicolare provocando non poche polemiche. All'improvviso qualcuno comincia a sparare all'impazzata contro l'auto di servizio. Marino muore sul colpo, gravemente ferito il collega Orazio Palamara. L'omicidio di Marino, dopo una serie di arresti e assoluzioni, è ancora senza colpevoli.

A Palmi l'incontro "Memoria e Testimonianza di una Calabria che cambia"
Il Coordinamento Rossella Casini di Palmi con la collaborazione dell'Auser ha tenuto a Palmi il 29 luglio 2014 un'iniziativa volta a raccontare una Calabria che testimonia la voglia di cambiare attraverso esempi di grande coraggio civico. Gli ospiti, coordinati da Enzo Infantino: Gaetano Saffioti, Don Pino De Masi, Giulia Pantano, Antonino Bartuccio, Mimma Cacciatore, Francesca Chirico. Oltre al dibattito, le letture tratte da "Ultimo Domicilio Sconosciuto" e "Niente altro che la verità", con Fiamma Negri, Giusi Salis e Marino Sanchi, musiche di Stefano Bartoli. Qui alcune foto dell'evento.

MEDIA

Peppino Lavorato racconta Valarioti 1/2
La notte tra il 10 e l'11 giugno del 1980, Giuseppe Valarioti, giovane professore di lettere con la passione per l'archeologia e la tessera del Pci di Rosarno in tasca (è il segretario di sezione) è al ristorante con i compagni: il partito ha vinto le amministrative e c'è da festeggiare. Finita la cena esce dal locale, arriva una pioggia di fuoco: Peppe Valarioti muore tra le braccia del suo compagno (e padre politico) Peppino Lavorato.

Peppino Lavorato racconta Valarioti 2/2
La notte tra il 10 e l'11 giugno del 1980, Giuseppe Valarioti, giovane professore di lettere con la passione per l'archeologia e la tessera del Pci di Rosarno in tasca (è il segretario di sezione) è al ristorante con i compagni: il partito ha vinto le amministrative e c'è da festeggiare. Finita la cena esce dal locale, arriva una pioggia di fuoco: Peppe Valarioti muore tra le braccia del suo compagno (e padre politico) Peppino Lavorato.

Sui sentieri della Memoria
A vent'anni esatti dal rapimento del fotografo di Bovalino, Lollò Cartisano, l'Aspromonte si rianima di colori e passi nel segno della memoria. Il 22 luglio 2013 più di 350 personehanno percorso i sentieri della montagna simbolo di una Calabria che, nonostante tutto, non si piega. Tra pietre e guadi si sono incrociati professionisti ed operatori della sicurezza, referenti delle maggiori associazioni antindrangheta, cittadini consapevoli, ma soprattutto i ragazzi che hanno partecipato ai campi che Libera organizza tra la Piana, la Locride, il reggino ed Isola Capo Rizzuto. Il video del regista Emiliano Barbucci, ripercorre le fasi salienti della marcia.