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Lettera del procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, al direttore del Corriere della Sera sul tema della vendita all'asta dei beni confiscati


Il rischio dei beni mafiosi all'asta
di Giancarlo Caselli - Corriere della Sera (22/11/2009)

Caro Direttore,

sottovalutazioni o miopie possono risolversi - di fatto - in «cortesie» alla mafia. Con un emendamento alla finanziaria, il Senato ha approvato la possibilità di vendere i beni confiscati ai boss. Chiunque abbia occhi per vedere sa che in questo modo si stravolgono due pietre miliari della lotta alla mafia: la legge 646/82 (pagata con la vita da La Torre e Dalla Chiesa), che ha aperto la strada alla confisca dei beni illecitamente accumulati dalla criminalità mafiosa; e la legge 109/9, sostenuta dalla raccolta di un milione di firme, che ha introdotto il principio dell'utilizzo sociale di tali beni. L'antimafia delle manette (compito delle forze dell'ordine e della magistratura) è importante. Ma lo è altrettanto l'antimafia sociale. Quella che si propone di assicurare ai cittadini i loro elementari diritti, togliendo alla mafia la possibilità di intercettare questi diritti insoddisfatti trasformandoli in favori elargiti per rafforzare ogni volta di più il proprio potere. Gli uomini e le donne che coraggiosamente coltivano i terreni «espropriati» ai boss (soprattutto in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania: ma non solo) sono la quotidiana materializzazione di questa antimafia sociale, un formidabile riscatto in termini di dignità e libertà. Sottrarre alle mafie ricchezza illecita (e consenso sociale!) significa rendere lo Stato credibile e autorevole. Un vero fiore all'occhiello per la nostra antimafia, all'estero apprezzato come modello. Se per «fare cassa» si consente (con alcune cautele che sembrano foglie di fico) la vendita all'asta dei beni sottratti con tanta fatica ai mafiosi, è addirittura inutile chiedersi chi finirebbe per ricomprarli. I mafiosi godono - soprattutto in questa fase di crisi economica - di una liquidità che consente loro di comprarsi un po' tutto, utilizzando un esercito di prestanome incensurati. Dei beni già confiscati farebbero un sol boccone. E la lotta alla mafia finirebbe per indebolirsi.