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Reagiscono al tentativo di rapimento e la banda li uccide. Muoiono cosi a Melicuccà l'avvocato Capua e il suo autista. Un episodio che sarà chiarito solo dopo diversi anni, grazie alle dichiarazioni del superpentito Pino Scriva. Accuse che porteranno alla sbarra il gotha della ndrangheta calabrese, in quello che passerà alla storia come il processo alla "Mafia delle tre province". Si fa luce anche su diversi sequestri di persona (Vincenzo Cannatà, Salvatore Fazzari, Francesco Napoli, Vincenzo Macrì che non è più tornato), e sull'omicidio di Giuseppe Valarioti.


Alberto Capua e Vincenzo Ranieri, il doppio omicidio durante un sequestro
di redazione (04/06/1976)

Un tentativo di rapimento finito male. Muoiono così il 73enne avvocato e possidente Alberto Capua (ex sindaco di Melicuccà) e il suo autista Vincenzo Ranieri. Siamo nel '76, è bene avviata la stagione dei primi sequestri. L'Anonima agisce a Melicuccà, in provincia di Reggio Calabria. Ma qualcosa non funziona, i bersagli provano a reagire e la banda lascia sul campo due cadaveri. Poi il silenzio. Fino alle rivelazioni dei pentiti, che indicano gli autori in Rocco e Francesco Albanese, due personaggi coinvolti in diversi fatti di sangue legati alla terribile faida di Cittanova contro i rivali Facchineri.

A parlare è "il re delle evasioni" Pino Scriva. Dà il la alla maxioperazione che sfocerà nel processone alla "Mafia delle tre province". Tutto parte il 21 dicembre del 1983: un blitz con 124 ordini di cattura. È il gotha della 'ndrangheta calabrese. Dai Piromalli di Gioia Tauro ai Pesce e ai Bellocco di Rosarno, e ancora i Mammoliti di Castellace di Oppido Mamertina, i Sena e i Pino di Cosenza, i Mancuso di  Vibo, gli Albanese di Cittanova, gli Avignone di Taurianova, i Muto di Cetraro.

Le rivelazioni dei collaboratori di giustizia gettano nuova luce su ben 31 omicidi, tra i quali quello di Capua e Ranieri, l'assassinio del dirigente comunista di Rosarno Giuseppe Valarioti (10 giugno 1980), la strage di Razzà del 1 aprile '77 (nella quale persero la vita i due carabinieri Stefano Condello e Vincenzo Caruso, di 47 e 27 anni). Ma anche su alcuni sequestri in provincia di Reggio Calabria. Quello di Vincenzo Cannatà di Taurianova (1975), del possidente Salvatore Fazzari di San Giorgio Morgeto (1977), dello studente Francesco Napoli di Palmi (1975). E c'è anche il farmacista Vincenzo Macrì, rapito nel '76 e mai più tornato. Vicende per i quali parecchi degli arrestati erano già stati inquisiti e poi prosciolti.