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Civica 2012 la rassegna di Libera Emilia Romagna che si occupa di approfondire i temi di mafia e antimafia, ha dedicato un incontro anche al tema delle Ecomafie. Enrico Fontana Responsabile Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità - Legambiente Giuseppe Bianco Sostituto procuratore della repubblica a Firenze già DDA di Reggio Calabria Marco Mescolini DDA Bologna


Ecomafie: un veleno che infetta la nostra vita quotidiana
di Patrizia Riso (04/04/2012) , foto nuovosensocivico.blogspot.it

Il ciclo criminale dei rifiuti rende molto e assicura una fascia di impunità maggiore di quella di altri appalti. Soprattutto riguarda, senza che ce ne rendiamo conto in maniera diretta, la nostra vita: «Studiando ti rendi conto che è un veleno non solo di tipo criminale, ma che si estende a tutta la tua vita, quella quotidiana» afferma in apertura Carlo Lucarelli, moderatore dell'incontro.


Enrico Fontana, già creatore del termine ecomafie, ricorda alcune cifre dei nostrani cimiteri di veleni. Il processo Rompiballe era partito dalla scoperta di una discarica in provincia di Caserta con più di 500mila tonnellate di rifiuti pericolosi, destinata a collassare che inquinerà un'area di 50 km quadrati. Ogni anno l'Europa produce 30mila tonnellate dei cosiddetti avanzi di lavorazione: macchine vecchie, reti agricole, teli di plastica. Tutti questi scarti vengono impacchettati e mandati in Etiopia o in Cina e poi tornano in Italia sotto forma di oggetti contaminati. Un'indagine della procura di Roma mette in luce questo mondo e parla di Ecomafia del riciclo. «Puoi anche allontanare i rifiuti, ma hanno questo vizio che poi tornano dove meno te lo aspetti».


Giuseppe Bianco ex DDA Reggio Calabria sottolinea il ritardo col quale sono partite le indagini su questo giro di affari. «Nel giorno della civetta si afferma che si guadagna bene col ciclo dei rifiuti, mentre a Reggio Calabria la prima inchiesta sui rifiuti è del 2006, nata a causa di un principio di incendio doloso in una discarica che poi si scoprì essere gestita da una famiglia campana in terra di 'ndrangheta». Il magistrato ricorda che la stessa guerra di mafia degli anni '80 a Reggio Calabria che lasciò sul campo 900 vittime, si concluse con una pace siglata anche grazie agli accordi sull'appalto dei rifiuti.


Quello che bisogna ricordare quando si affronta questo tipo di reati è che si tratta di un fenomeno seriale, espansivo e collettivo di fronte al quale le singole indagini e processi non bastano. Oggi si punta al massimo ribasso e alla turbativa d'asta. «Bisogna uscire dalla logica cattolica per cui si punisce la carne del peccatore ma si lasciano intatte le condizioni per fare il peccato».


Cosa è cambiato rispetto agli strumenti per portare avanti le indagini e raccontare le inchieste? Se da un lato gli strumenti normativi con il D.lgs 231/2001 che prevede il processo all'impresa e non solo all'imprenditore e che ora si può applicare anche ad altri reati oltre quello di turbativa d'asta (aumentare il prezzo o diminuire la qualità di beni o servizi destinati a committenti che desiderano acquistarli attraverso una procedura di gara nda) e il D.lgs 121/2011 che introduce i reati ambientali dall'altro, sono stati ampliati, dall'altro servono controlli amministrativi preventivi che vadano oltre i processi penali. L'autorità di vigilanza sui controlli pubblici non ha poteri di intervento, in caso di scioglimenti di enti per mafia può intervenire l'autorità prefettizia.

Fontana ricorda come prima questi reati fossero contravvenzionali e quindi non permettevano l'uso di intercettazioni: poco rischio davano il massimo guadagno. «Anche se dall'anno scorso il reato è di competenza delle DDA e i termini di prescrizione sono raddoppiati - ricorda il giornalista - In Italia non esiste il delitto di cava abusiva e di disastro ambientale, che invece l'UE richiede che si specifichino.  Il sistema dei controlli non funziona perché realizza troppi controlli o troppo pochi. Il decreto semplificazioni propone di abolire i controlli per le imprese certificate dal punto di vista ambientale. Il sistema gestito da Ispra (istituto superiore per la ricerca e il controllo ambientale) e le sue suddivisioni regionali Arpa (agenzia regionale prevenzione ambientale) deve essere reso più efficace. Confindustria dovrebbe espellere chi traffica illecitamente rifiuti».

Marco Mescolini della DDA Bologna, pur affermando che al momento non ci sono processi sui traffici illeciti di rifiuti in Emilia Romagna, ricorda che la prassi delle imprese del movimento terra e dei trasporti che cominciano a lavorare a prezzi più competitivi mette in atto comportamenti che difficilmente si possono definire mafiosi. «È nella banalità delle condotte quotidiane che si annida la capacità di pianificare».


Il traffico di rifiuti è simbolo di come le ecomafie riescano ad unire tutta Italia grazie ad un regime di corruzione, omertà e perenne ricerca di profitti che è proprio delle organizzazioni mafiose cosi come, quasi sempre, del mondo industriale. 

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di seguito il link dell'intervento di Enrico Fontana all'iniziativa organizzata da Legambiente Calabria a Ricadi (VV) sul tema delle Ecomafie nel 2011 http://www.youtube.com/watch?v=oe_uu8ENft8&list=UUXpcGyP2pgWu-Xbzi9Spmzw&index=1&feature=plcp