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A Caterina Cimato, morta nei giorni scorsi a Rosarno, la mano libera dal bastone con cui reggeva in piedi i 91 anni gliela volevano stringere proprio tutti. Nessuno dei braccianti africani di Rosarno, la mattina del 7 gennaio 2011, intendeva proseguire oltre, lungo via Carlo Alberto, senza pagare il giusto tributo. "Grazie mamma". Uno dopo l'altro, in ressa disordinata, con un ragazzo alto e grosso, del Burkina Faso, a farle da amorevole scudo. E Caterina non si è sottratta. Alle strette energiche, all'assembramento, al dovere di essere, ancora una volta, la madre di Giuseppe Valarioti. Consapevole che, se Peppe non gliel'avessero ammazzato l'11 giugno 1980, ora sarebbe stato lì, con gli africani di Rosarno, a chiedere, in testa al corteo diritti e dignità.


"Grazie mamma". Caterina Cimato e il tributo dei braccianti africani
di stopndrangheta.it (04/02/2012) , foto -

ROSARNO -  A Caterina Cimato, morta nei giorni scorsi a Rosarno, la mano libera dal bastone con cui reggeva i suoi 91 anni gliela volevano stringere proprio tutti. Nessuno dei braccianti africani di Rosarno, la mattina del 7 gennaio 2011, intendeva proseguire oltre, lungo via Carlo Alberto, senza pagare il giusto tributo. "Grazie mamma". Uno dopo l'altro, in ressa disordinata, con un ragazzo alto e grosso, del Burkina Faso, a farle da amorevole scudo. E Caterina non si è sottratta. Alle strette energiche, all'assembramento, al dovere di essere, ancora una volta, la madre di Giuseppe Valarioti. Consapevole che, se Peppe non gliel'avesse ammazzato la 'ndrangheta l'11 giugno 1980, ora sarebbe stato lì, con gli africani di Rosarno, a chiedere, in testa al corteo diritti e dignità. Braccianti rosarnesi o braccianti africani, per quel figlio, lo sapeva, non avrebbe fatto certo differenza. Oggi, di nuovo, con commozione e gratitudine siamo idealmente in fila davanti al portone della sua casa di via Carlo Alberto, mai abbandonata forse per non dover riporre i ricordi intatti della stanzetta di Peppe.