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Il primo giugno del 1989 mentre sta facendo reintro a casa dopo aver trascorso il pomeriggio nel santuario di Polsi, don Giuseppe Giovinazzo (parroco di Moschetta, a Locri) viene trucidato a colpi di lupara. L'omicidio resterà impunito.


Omicidio viceparroco: dieci anni fa un caso in Calabria
di Ansa (26/12/1998)

CATANZARO - Poco meno di dieci anni fa, anche in Calabria, un sacerdote impegnato nel sociale venne ucciso dalla criminalità organizzata. Era don Giuseppe Giovinazzo, di 59 anni, parroco di Moschetta, una frazione del comune di Locri, e assistente spirituale del responsabile del santuario di Polsi, una località di montagna nel comune di San Luca, sull'Aspromonte. Don Giovinazzo fu ucciso il primo giugno del 1989 mentre, a bordo della sua automobile, una Fiat ''126'', stava rientrando a casa dopo aver trascorso il pomeriggio nel santuario. Due uomini lo attendevano sul ciglio della strada e dopo averlo ferito con alcuni colpi di fucile caricato a pallini, lo finirono sparandogli al volto un colpo di fucile caricato a pallettoni ed alcuni colpi di pistola calibro 9. Le indagini si indirizzarono subito verso la matrice mafiosa, non soltanto per le modalità dell'agguato, ma anche perché il parroco, alcuni mesi prima di essere ucciso, aveva incontrato Angela Casella, la madre del giovane Cesare che in quel periodo si trovava ancora nelle mani dei suoi sequestratori, nascosto in una prigione sull'Aspromonte. Una delle ipotesi prese in considerazione, fu quella di un omicidio ''preventivo''. La 'ndrangheta, cioè, ipotizzarono gli inquirenti, aveva ucciso il parroco per evitare che potesse interferire in qualsiasi modo nel sequestro Casella. Le indagini, comunque, non portarono all'identificazione ne' degli autori ne' dei mandanti del delitto. Gli investigatori, inoltre, sembrarono non dare eccessivo peso ad un episodio accaduto il 31 ottobre 1985 e che vide protagonista don Giovinazzo. Quest'ultimo, in quella occasione, aveva celebrato le nozze dell'allora latitante presunto boss Giuseppe Cataldo, di Locri. Alcuni mesi dopo, intervistato da un quotidiano locale, il parroco aveva affermato di non leggere i giornali e di non essere tenuto né a sapere i carichi pendenti né a chiedere il cartellino penale a chi si sposa. Ed in effetti gli inquirenti esclusero che il prete potesse essere stato coinvolto in fatti di mafia. Anzi, dalle testimonianze raccolte, venne fuori la figura di un sacerdote benvoluto e stimato dalla popolazione e soprattutto dai numerosissimi pellegrini che ogni anno, nel periodo compreso tra agosto e settembre, si recano al Santuario di Polsi. Legata a Polsi, dove si trova la ''Madonna della montagna'' (una statua raffigurante una Madonna con bambino risalte al '500), vi e' una leggenda secondo la quale un bue dissottero' con le corna una croce bizantina. Ma la storia piu' recente parla invece dei ''conclave'' che periodicamente, e comunque sempre in occasione dei festeggiamenti della Madonna, i vertici della 'ndrangheta tenevano per l'elezione del ''capo dei capi''.