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La scandalosa lezione di Liliana
Un colpo di fucile nella sera, un giovane ferito a morte e la battaglia di una madre per la verità e la giustizia. A dieci anni dall'omicidio del trentenne Massimiliano Carbone, morto a Locri il 24 settembre 2004, la "scandalosa lezione" di una donna calabrese nella ricostruzione tratta dal saggio-inchiesta "Io Parlo" di Francesca Chirico (Castelvecchi editore, Roma 2013, pagg.85-89). (Foto di Romina Arena)

Rossella Casini - la sentenza di I grado (Domenico Gallico più 3)
Rossella Casini sparisce a Palmi il 22 febbraio 1981. E' una studentessa universitaria fiorentina ed è fidanzata con Francesco Frisina, coinvolto nella sanguinosa faida di Palmi tra i Gallico e i Condello. Saranno proprio il fidanzato, la sorella Concetta, il boss Domenico Gallico e Piero Managò (che sarà giudicato con rito abbreviato), ad essere accusati nel 1994 del sequestro e dell'omicidio della ragazza, punita, secondo la Dda di Reggio Calabria, perché "infame". Rossella Casini aveva infatti rilasciato alcune dichiarazioni ai magistrati in merito alla faida di Palmi e, soprattutto, spinto il fidanzato a fare altrettanto. Il 25 maggio 2006 la Corte d'Assise di Palmi assolve gli imputati con una sentenza assolutoria diventata definitiva. Nel prezioso documento giudiziario è ricostruita una vicenda dimenticata per oltre 30 anni.

Rossella Casini - la sentenza di I grado (Managò)
Rossella Casini sparisce a Palmi il 22 febbraio 1981. E' una studentessa universitaria fiorentina ed è fidanzata con Francesco Frisina, coinvolto nella sanguinosa faida di Palmi tra i Gallico e i Condello. Saranno proprio il fidanzato, la sorella Concetta, il boss Domenico Gallico e Piero Managò (che sarà giudicato con rito abbreviato), ad essere accusati nel 1994 del sequestro e dell'omicidio della ragazza, punita, secondo la Dda di Reggio Calabria, perché ritenuta "infame". Rossella Casini aveva infatti rilasciato alcune dichiarazioni ai magistrati in merito alla faida di Palmi e, soprattutto, spinto il fidanzato a fare altrettanto. Nel 2000 la Corte d'Assise di Palmi ha assolto Managò con una sentenza assolutoria diventata definitiva. Nel prezioso documento giudiziario è ricostruita una vicenda dimenticata per oltre 30 anni.

Processo Cacciola, i giudici: è stato un omicidio. Le motivazioni della sentenza
"Gli esiti dell'istruttoria dibattimentale svolta impongono di concludere che la donna non si sia inflitta autonomamente tale atroce morte ma che sia stata, al contrario, assassinata". Per i giudici della Corte d'Assise del Tribunale di Palmi, quello di Maria Concetta Cacciola, la testimone di giustizia rosarnese morta in seguito all'assunzione di acido muriatico il 20 agosto 2011, non sarebbe stato un suicidio. Nelle motivazioni della sentenza con cui il 13 luglio 2013 hanno condannato per maltrattamenti in famiglia il padre, il fratello e la madre della giovane donna, i giudici ricostruiscono l'intera vicenda, passando in rassegna gli elementi indiziari che hanno indotto la Corte presieduta da Silvia Capone a protendere per l'ipotesi dell'omicidio e a riformulare, quindi, il capo d'accusa trasmettendo gli atti alla Procura di Palmi per nuove indagini. SCARICA E LEGGI LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA

La strage di Genova e il racconto di Giusy Pesce: fu delitto d'onore
La mattina del 18 marzo 1994 a Pegli, nel ponente genovese, una calibro 22 e una calibro 38 compiono una strage di donne: in una casa popolare di via Scarpanto vengono ammazzate la vedova rosarnese Maria Teresa Gallucci, la madre settantenne Nicolina Celano, accorsa al rumore degli spari, e la 22enne Marilena Bracaglia, nipote delle due, freddata mentre si trovava ancora sotto le coperte del divano letto. Primo e unico indiziato, il ventenne di Rosarno Francesco Alviano, uno dei tre figli di Maria Teresa, poi scagionato. Nel corso della sua deposizione nell'ambito del processo All Inside, la collaboratrice di giustizia Giusy Pesce ha fornito una nuova ricostruzione della strage, puntando l'indice sui presunti responsabili: "Fu delitto d'onore ma a sparare non fu Francesco". LO STRALCIO DEL VERBALE DEL 24 maggio 2012.

vittime

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Cara Alice, ti raccontiamo tuo nonno
Nel venticinquesimo anniversario dell'omicidio di Demetrio Quattrone, assassinato il 28 settembre 1991 a Villa San Giuseppe, i figli ricordano l'esempio di integrità e tenacia del padre in una toccante lettera indirizzata alla nipotina Alice. In attesa di verità e giustizia.

Macheda-Marino, deliberata l'intitolazione della caserma dei Vigili urbani
Sollecitato dalla campagna "Il ricordo lascia il segno", l'impegno assunto dalle istituzioni si è trasformato nei giorni scorsi in passaggio formale: la Commissione straordinaria di Reggio Calabria ha deliberato l'intitolazione della caserma di viale Aldo Moro agli agenti Giuseppe Macheda e Giuseppe Marino. Un atto che ripara a decenni di oblio e richieste, con tanto di firme raccolte dai colleghi, dimenticate nei cassetti di Comando e Comune.

Giuseppe Marino, vittima del dovere
Il 16 aprile 1993 il vigile urbano Giuseppe Marino viene ucciso a Reggio Calabria nei pressi della Villa Comunale mentre sta verificando il rispetto dell'ordinanza comunale che vieta il transito e la sosta di automobili e motocicli lungo il Corso Garibaldi. Sposato e padre di due bambine, Marino aveva 43 anni. Del suo omicidio si è autoaccusato il pentito Calabrò.

Il senso della divisa: la strage di Razzà
È una storiaccia su cui restano molte ombre, quella di Razzà, sospetti mai del tutto chiariti. E' la storia di una summit nelle campagne di Taurianova, in contrada Razzà, e dei carabinieri del nucleo Radiomobile di Taurianova che lo interruppero, armi in mano. E' la storia dei militari Vincenzo Caruso e Stefano Condello, uccisi dagli 'ndranghestisti per coprire la fuga di personaggi "eccellenti" presenti alla riunione. E di un processo, in cui lo Stato non si costituì parte civile, che non ha mai chiarito chi fosse seduto con i mafiosi della Piana, quel pomeriggio. La ricostruzione dei giornalisti Alessio Magro e Danilo Chirico (Dimenticati, Castelvecchi editore, Roma 2012, pagg.189-190)

'Ndrangheta: familiari carabiniere ucciso, Stato ci risarcisca
Dopo 37 anni, torna nelle aule di un tribunale la "strage di contrada Razzà" di Taurianova, nella quale, il 1° aprile del '77, in un conflitto a fuoco tra militari dell'Arma e uomini delle 'ndrine, trovarono la morte i carabinieri Vincenzo Caruso e Stefano Condello e due esponenti della cosca Avignone. A rivolgersi alla magistratura sono i familiari di Caruso, originario di Niscemi (Caltanissetta), che chiedono allo Stato, non costituitosi parte civile nel processo ai responsabili della strage, un risarcimento postumo, che riconosca al loro congiunto il titolo di "vittima dei reati di tipo mafioso".

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Gianluca Canonico

Presidio per l'intitolazione del Comando dei vigili urbani a Marino e Macheda

Gli omicidi di Macheda e Marino: rassegna stampa

Giuseppe Marino

Giuseppe Macheda

Nicholas Green
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"Dimenticati" - Chirico e Magro a Uno Mattina

Salvatore Scoleri racconta Totò Speranza e la nascita degli Invece.

Debora Cartisano ricorda Totò Speranza

Debora Cartisano racconta il sequestro di suo padre

Francesco Morano racconta Ciccio Vinci

Stefania Grasso racconta suo padre 1/3